Anders Petersen il fotografo dei Cani Randagi

What are Raindogs?

People who live outdoors. You know how after the rain you see all these dogs that seem lost, wandering around. The rain washes away all their scent, all their direction. So all the people on the album are knit together, by some corporeal way of sharing pain and discomfort.


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 Il primo incontro tra me e Tom Waits avvenne quando un mio amico mi presto un disco masterizzato con scritto sopra “Rain Dogs”.

Sin dal primo brano non percepì nessuna difficoltà all’ascolto,mi abbandonai completamente alla sua musica. Scoprì un mondo tutto nuovo,un mondo al margine,pieno di vita e di emozioni un mondo che per quanto mi possa sembrare distante vista la mia fortunata condizione,mi fece sentire subito a casa.

Si può dire che anche il celebre fotografo Anders Petersen sia stato “vittima” di questo stesso mondo.

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Petersen entrò per caso nel “Cafe Lehmitz”  verso la fine degli anni sessanta ,un Cafe ai confini della zona a luci rosse di Amburgo chiamata Reeperbah,meglio conosciuta in Germania come die sündige Meile, vale a dire “il miglio peccaminoso”.

Potete certo immaginare i frequentatori  dalla locanda: operai,marinai,scaricatori di porto,tassisti,ballerine di striptease,prostitute e magnaccia. Fu proprio uno di questi cani randagi a sottrargli la macchina fotografica e ad iniziare a scattare foto.

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…The people at the Café Lehmitz had a presence and a sincerity that I myself lacked. It was okay to be desperate, to be tender, to sit all alone or share the company of others. There was a great warmth and tolerance in this destitute setting.”

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“…Le persone al Café Lehmitz erano di una presenza e sincerità di cui io stesso mancavo. Potevi essere disperato, dolce, sedere da solo o essere in compagnia. C’era un incredibile calorosità e tolleranza in questo posto bisognoso”.

Il messaggio della fotografia di Petersen è proprio questo: incontrare se stessi nell’incontro degli altri, è lasciarsi sorprendere sentendosi parte del genere umano.

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Fulminato da tale esperienza decise di trascorrerci circa tre anni fotografando e immortalando gran parte dei clienti.

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“After a while, I did not know what I was doing in Café Lehmitz and that is when I felt at home”

“Dopo un po ‘, non sapevo cosa stavo facendo in Café Lehmitz ed è stato in quel momento che mi sono sentito a casa”

ImmagineIl Caffè Lehmitz è quella sorta di locus amenus dove tutti sono uguali davanti al barista, dove la “più vecchia e squallida prostituta viene ricoperta di baci”

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Da questa esperienza Petersen riuscì a trarne 350 fotografie che nel 1970 decise di esporre proprio nel Cafe Lehmitz. Decise assieme al barista che ogni cliente che si fosse ritrovato su di una delle sue fotografie avrebbe potuto tenersela. La mostra dura appena cinque giorni e dell’intera esposizione resta una sola foto. (Mi piacerebbe tanto sapere quale)

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Quando si osservano le copertine dei dischi di Tom Waits si può subito appurare che tutte quante presentano il suo bel faccione grinzoso in bella vista. Persino Rain Dogs sembra portare il suo volto ma dopo un’attenta analisi dei suoi tatuaggi ho immaginato che non poteva trattarsi di lui,così approfondendo  ho scoperto Petersen e la curiosa storia che si cela nella copertina.

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Chi sono dunque i due cani randagi?Immagine

Rain Dogs è l’unico album di Tom Waits ad avere una copertina senza il suo volto. Ma come ha fatto a conoscere Petersen?  Sicuramente nella scelta della suddetta copertina Tom deve aver sfogliato oppure visto le sue opere ma non è una strana coincidenza che nel 1990 durante le registrazioni di “The Black Rider” e nel 1992 per “Alice”  si recò ad Amburgo. Sicuramente deve esserne rimasto piacevolmente affascinato dalla sua particolare vita notturna. Posti come l’Harry’s Harbor Bizarre oppure Reeperbahn sono ancora vivi nelle note di “The Black Rider”  e noi grazie alla sua musica e alle fotografie di Petersen possiamo sentirci un po’ a casa anche davanti ad uno schermo gelido.

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