Indebito il film di Andrea Segre e Vinicio Capossela

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Indebito è un film/documentario  che parla della crisi della Grecia attraverso la musica e le parole del Rebetiko. Il regista Andrea Segre guidato da “Virgilio” Capossela scende nei bassifondi di Atene,scava,ma non troppo, per ritrovare antiche tradizioni. Il rebetiko una musica popolare urbana nata da persone emarginate chiamate  Rebetes.

L’origine della parola non è abbastanza chiara e si presta a diverse interpretazioni. Può derivare dal serbo rebenòk letteralmente  “ribelli”,oppure dal turco rembet aggettivo che sta per “bassifondi”. Nati presumibilmente nei lontani anni venti durante la guerra greco-turca i rebetes altri non erano che quei “profughi” ristabilitisi in patria dopo il “trattato di Losanna”. Abbandonarono tutto ciò che possedevano frettolosamente confrontandosi così con la povertà e l’ostilità del paese ospitante. Senza tetto e senza lavoro finirono con l’essere etichettati come sbandati dei bassifondi ateniesi. Immaginate il rientro di circa 430.000 turchi e 1.350.000 greci in un territorio così ridotto da non poterli accogliere al meglio. Crebbero così intorno alle città più importanti,come ad esempio Atene o Salonicco, delle baraccopoli dove tutti questi esuli furono “sistemati”.

I famosi cafè aman furono un importante ritrovo per i rebetes. Qui si esibivano e cantavano le loro misere condizioni,i loro rimpianti,le delusioni amorose e i guai con la legge. Nel 1953 infatti il capo del governo Metaxa decise di proibire il rebetiko e di chiudere i cafè aman.

Con la giacca su una sola spalla (I rebetes erano soliti portarla così perché veniva usata per difendersi dalle coltellate durante le numerose risse) Vinicio ci fa strada in questo mondo suonando e cantando per le strade deserte della Grecia.Accompagnato dal baglamàs, un piccolissimo strumento a tre corde ricavato da una zucca, che i rebetes trovavano facile nascondere alle forze dell’ordine.

La fotografia,firmata da Luca Bigazzi, va ad immortalare nuvole di Hashish e tavolate piene di bicchieri oramai vuoti. Risuona forte il Bouzoki di Manolis Pappos e la voce profonda di Keti Dali. Durante tutto il film il rebetiko viene sviscerato dagli stessi artisti che lo suonano. Vengono toccati diversi temi come l’amore,la società e il perche del loro uso dell’hashish. La scelta di non desiderare quello che non ci si può permettere e che quindi non ci è necessario è sinonimo di una grande consapevolezza. Mi ha davvero colpito la ieraticità di questi musicisti nell’impugnare i loro strumenti nonostante la loro terra stia ancora oggi attraversando una grande crisi economica. Forse è per questo che Vinicio ha voluto mostrarci questo mondo,per renderci consapevoli.

Egli infatti conclude il film con una riflessione straordinaria:

”Se l’uomo capisse che si vive soltanto una volta e mai più,se la gente si rendesse conto di questo,probabilmente non sarebbe disposta a passare la vita come la passa. Allora questa musica è rivoltosa perché accende in noi  la consapevolezza che ogni attimo è eterno perché è l’ultimo ed è quello che ci invidiano gli dei”.

Vinicio Capossela: tutti dicono di conoscerlo e canticchiano il ballo di San Vito o che cossè l’amor  ma in pochi si renderanno conto che il rebetiko lo ha accompagnato sin dagli anni novanta.

 In Contratto per Karelias (Canzoni a Manovella) ritroviamo una reinterpretazione,con testo differente,della celebre canzone Frangosyrianì di Markos Vamvakaris. Poi sono seguiti l’album Rebetiko Gymnastas e il libro Tefteri.

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