La dialettica hegeliana di Petra von Kant

ImmagineUn film di Rainer Werner Fassbinder

Con Hanna Schygulla, Margit Carstensen, Katrin Schaake

Titolo originale Die bitteren Tränen der Petra Von Kant.

Drammatico, durata 124′ min. – Germania 1972

In quest’ultimo periodo il cinema di Rainer Werner Fassbinder mi sta conquistando sempre di più. Ho Scelto “Le lacrime amare di Petra von Kant” perchè è un lavoro di duplice elaborazione.Una teatrale,l’altra cinematografica il dramma fu prima presentato a teatro il 5 giugno 1971 a Landestheater Darmstadt, Francoforte e solo un anno dopo riadattato come opera cinematografica. Le lacrime amare di Petra von Kant, scritto e diretto dallo stesso Fassbinder per Peer Raben, con il quale ebbe una corta relazione omosessuale, è un opera ricca di spunti,con dei dialoghi pazzeschi,in grado di lasciarti attonito parola dopo parola. Sebbene la trama sia abbastanza scarna e Kammerspiel, priva di colpi di scena,il film risulta abbastanza scorrevole: merito sicuramente dell’opulenza manieristica di oggetti di scena e dei costumi,valorizzati ulteriormente dal direttore della fotografia Michael Ballhaus, e dalla profondità della sceneggiatura.Nella stesura Fassbinder sfida tutte le difficoltà della convenzione teatrale,egli infatti relega l’intera opera in una sola stanza per una durata complessiva di circa due ore e con un ridottissimo numero di personaggi.

TRAMA

Petra Von Kant è una famosa stilista che vive sola con Marlene, la sua assistente apparentemente muta, la quale accetta i maltrattamenti e la severità della “padrona” senza battere ciglio. I due matrimoni di Petra sono finiti con la morte del primo marito e con il divorzio dal secondo; entrambi la hanno segnata profondamente. Un’amica le fa conoscere Karin, una ragazza giovane e bellissima, della quale Petra si innamora profondamente. Le due portano avanti una relazione ma col tempo Karin è sempre più fredda e crudele, e inizia a trattare Petra con sadismo, così come ella fa con Marlene. Ad un certo punto Karin lascia Petra per un uomo e questa cade in una profonda disperazione. Petra allora decide di voltare pagina e di migliorare il suo rapporto con Marlene, ma quando le si rivolge in modo affettuoso e amichevole, quest’ultima fa le valige e se ne va.

Le lacrime amare di Petra von Kant. (13 dicembre 2013). Wikipedia, L’enciclopedia libera. Tratto il 27 dicembre 2013, 12:08 da //it.wikipedia.org/w/index.php?title=Le_lacrime_amare_di_Petra_von_Kant&oldid=63020137.

 

Le lacrime amare di Petra von Kant risulta una traslazione della teoria filosofica hegeliana nel cinema.Sin dalle primissime immagini la figura servo-padrone è incarnata rispettivamente da Marlene e Petra,per poi ripetersi tra Petra e Karin.Nel primo caso il dominio non è soltanto sentimentale ma anche economico.Marlene,completamente asservita,svolge dalle mansioni casalinghe a quelle lavorativo-stilistiche per conto di Petra. Eccola mentre disegna i bozzetti.

ImmagineNel secondo caso invece è Petra ad essere serva di Karin,la quale facente parte di un ceto sociale medio-basso,si comporta da arrampicatrice sociale e sfrutta la notorietà di Petra a suo favore.

“E’ la mia prima fotografia su un giornale. Fantastico. Io ti amo!”

Karin

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“Ogni volta che due persone si incontrano e stabiliscono una relazione si tratta di vedere chi domina l’altro. La gente non ha imparato ad amare. Il prerequisito per potere amare senza dominare l’altro è che il tuo corpo impari, dal momento in cui abbandona il ventre della madre, che può morire.”

Rainer W. Fassbinder

Ne la Fenomenologia dello Spirito Hegel illustra il principio fondamentale della sua filosofia: la risoluzione del finito nell’infinito. Egli ci mostra come ogni spicchio di realtà, il finito, non possa esistere se non in un contesto di rapporti, in una trama di relazioni che forma il tutto infinito.Molto importante è il concetto di Autocoscienza  ovvero “è la certezza che la coscienza ha di se stessa”, ma l’uomo riesce a riconoscersi soltanto se è riconosciuto da altre autocoscienze simili a lui. Questo riconoscersi deriva dalla lotta delle due autocoscienze nella dialettica servo-padrone che porta non solo al riconoscimento ma anche alla indipendenza.
Questo amour fou che spinge Petra ad asservirsi a Karin ribalta,in termini hegeliani,questa stessa dialettica. Non c’è una vera e propria risoluzione,piuttosto si ritorna,come nella maggiorparte dei drammi fassbinderiani,al punto d’inizio.Laddove Petra-padrona comprende la sua dipendenza da Karin-serva,quando rivolge il suo “nuovo amore” verso Marlene, questa la abbandona(Infatti la prima e l’ultima scena sono sempre di Petra avvolta nell’oscurità). Per non parlare di Karin che nonostante abbia compreso il suo ruolo di padrona,torna ad esser serva non appena il marito la chiama.Anche la figura di Marlene, che da serva dovrebbe aver imparato attraverso il lavoro  ad accedere all’autocoscienza,non si rende indipendente,anzi se ne và perchè non riesce a tollerare che Petra non la tratti più come una schiava.

Nei film di Fassbinder non esiste una democrazia dei sentimenti,ogni pulsione amorosa è individuale e come una bomba in esplosione, finisce con il danneggiare tutto quello che c’è intorno,vedi la madre di Petra delusa dalla sua omosessualità o l’abbandono da parte di Marlene. Soffrire e far soffrire è la condizione stessa dell’amore secondo Fassbinder, un concetto che viene ripetuto fino all’ossesso in tutti i suoi film. I personaggi si muovono solo per amore ma quando c’è da crescere e da migliorare la propria condizione, l’impotenza atassica si abbatte ferocemente su di loro.Sono personaggi che se non si suicidano possono solo ripiegarsi in se stessi.

Potrebbe inavvertitamente sembrare che la scelta del regista appaia piuttosto spavalda nello scegliere una storia amorosa per sole donne considerando l’epoca nel quale si tennero le riprese,ma Fassbinder tende a precisare:”Il punto è che credo di potere esprimere meglio quello che sento quando uso un personaggio femminile come centro”.L’amore omosessuale non deve quindi essere visto come una trasgressione liberatoria piuttosto come l’ennesima vittima dell’amore secondo le convenzioni borghesi.Petra è infatti interpretata dalla bravissima attrice Margit Carstensen,la quale incarnerà più volte le vesti borghesi per altri film di Fassbinder.

Sebbene il finale del film non lasci scampo è lo stesso Fassbinder a spiegarci le ultime scene: “se il film ha una conclusione terribile, un finale che non si può sopportare, bisogna trovare qualcosa d’altro. La morte è emancipatoria… non nel senso in cui comunemente si usa la parola, ma nel senso che il protagonista, che rappresenta il pubblico, comprende la necessità di un’utopia. Ne ha bisogno”.

E ancora: “Il film che ha un finale fatalistico crea nel pubblico il bisogno di cercare un’utopia. Più un film è fatalistico, più è ricco di speranze”.

Quali sono le vostre speranze dopo aver provato un amore così?

Immagine

“La capacità di provare dolore è proporzionale alla capacità di amare”

Petra von Kant

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“Non posso farci niente se sono innamorata di te,non posso farci niente.

Ho bisogno di te,ho tanto bisogno di te.

Volgio fare tutto per te,voglio essere al mondo solo per te Karin.

Sono così sola senza di te”

Petra von Kant

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