El Sicario, Room 164

Immagine

Siamo a Ciudad Juarez,cittadina messicana a ridosso del confine con gli Stati Uniti, nella stanza n 164 di un motel assieme a un killer messicano affiliato al cartello della droga. Ha ucciso più di 500 persone e sulla sua testa pende una taglia da 250mila dollari. Il regista Gianfranco Rosi,vincitore del “Doc/It Professional Award 2011”, ci porta dietro il sipario del Cartello Messicano attraverso un documentario sulla vita di questo sicario. Il progetto doveva essere incentrato su 4 storie messicane,

“ma alla fine la potenza del racconto di quest’uomo a volto coperto ha offuscato tutte le altre”.

48258

Per ben 80 minuti un uomo dalle possenti mani e dal capo coperto da un velo nero racconta la sua “vida loca”. Arruolatosi giovanissimo nella polizia statale di Chihuahua,della quale diviene presto comandante, viene addestrato dalla stessa alla “professione” di killer spietato. Corrotto dai Narcos finisce con il compiere circa 500 omicidi,alcuni dei quali vengono descritti con dovizia di particolari. Gente strangolata,persone bollite e mutilate, el sicario de Juarez non si ferma davanti a nulla, non prova il minimo rimorso per quello che fa. Offuscato dalla droga e dall’alcol,uccide senza pietà.

“Sotto un gigantesco recipiente con l’acqua bollente, calavamo le vittime a poco a poco con una corda e, quando perdevano i sensi, li tiravamo su. Gli arti che si erano cotti li tagliavamo via”.

Un giorno decide di smettere con la droga e da quel momento la sua vita cambierà per sempre. Ricercato dal cartello per aver rubato del denaro decide di darsi alla fuga con la sua famiglia. Finchè entrando in una chiesa viene convertito agli ordini di Dio. attraverso una messa spettacolare di gente che balla e danza in lacrime. A oggi El Sicario è ancora libero e con una taglia di 250mila dollari sulla propria testa. Il regista Gianfranco Rosi leggendo un saggio di Charles Bowden, giornalista freelance che si occupa di criminalità al confine tra Messico e States, sull’Harper’s Magazine scopre l’esistenza del killer e decide di contattarlo per girare il suddetto documentario.Ma per poter farsi intervistare chiede di essere pagato.

“Io di solito guadagno 4000 dollari per uccidere (to shoot) un individuo, vi chiedo 4000 dollari perché voi mi filmiate (to shoot me!)”

La particolarità di questa video-intervista risiede nell’assenza di immagini. Le parole del sicario risuonano nella nostra mente con quella tipica cantilena messicana da gangster,un tono immobile e possente in grado di suscitare in noi le immagini che il regista ha sapientemente omesso. Spetta alla sensibilità dello spettatore dosare gli accaduti e dargli il giusto peso,ecco la vera maestria di Gianfranco Rosi nel risultare imparziale dinnanzi a tanta efferatezza.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...