La mafia Russa (Parte 1)

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Come già molti di voi hanno avuto modo di notare la compilazione di questo blog è parecchio discontinua,per via degli impegni universitari. Sono da poco iniziate le vacanze e vorrei dedicarvi una lettura piuttosto interessante. Parecchi anni fa ritrovai in rete un articolo di Federico Varese,professore di criminologia presso l’università di Oxford, il quale analizzava l’ascesa e caduta della società criminale russa. Sebbene l’articolo fosse scritto in inglese destò subito il mio interesse e cominciai a tradurlo per poi pubblicarlo quì sul mio blog. Purtroppo per via della lunghezza dell’articolo lo pubblicherò frazionato così da poter facilitare la lettura,ma soprattutto la traduzione visto che non è ancora terminata.

Vi auguro una buona lettura.

Articolo tratto da:The Society of the Vory-v-Zakone, 1930s-1950s
Varese, F. (1998)
Cahiers du Monde Russe, 1998, pp. 515-538. Reprinted in M. Galeotti (ed.), Russian and Post-Soviet Organized Crime (Aldershot, UK: Ashgate), 2002, pp. 7-30

 

“I Vory-v-zakone (Ladri nella legge) furono un tipo peculiare di criminali che emersero nei campi di concentramento sovietici nel tardo 1920. Molti dissidenti incontrarono i vory nei campi e ne descrissero il loro comportamento etico. Dmitrii Likahchev, prima di diventare uno degli studiosi più importanti di lingua e letteratura russa medievale, conobbe uno dei vory quando era condannato presso il sito di costruzione del canale di Belomorosko-Balltiiskii agli inizi del 1930.

 

Canal_Mer_Blanche

Dopo il suo rilascio, Likhachev scrisse un saggio, ancora molto affascinante, sul linguaggio dei “Ladri”. Egli notò che il “mondo dei ladri” (vorovskoi mir) presso il sito di costruzione del canale di Belomorosko-Balltiiskii era ben lontano dall’anarchia. Nonostante un’apparente mancanza di disciplina, le vite dei “ladri” sono governate da una strettissima rete di regole che si estende sino alle questioni più minute e in ultima analisi da un sistema di “credenze collettive” che è notevolmente condiviso tra criminali con diverse radici etniche. I ladri trascorsero gran parte della loro vita nei campi di lavoro, rifiutandosi sempre di lavorare. Svilupparono un’ideologia monastica di purezza con un rituale di iniziazione per entrare a far parte della confraternita, e raggiunsero un ruolo di primato sugli altri blatnye (ladri comuni), i quali erano fuorilegge professionisti che aspiravano all’onorificenza più alta nel mondo criminale: il rango di Vory. La confraternita sopravvisse fino al 1950,quando fu virtualmente distrutta da una nuova generazione criminale che rifiutò le regole della confraternita, si scontrò con loro e col tempo uccise quasi tutti i membri. Le autorità dei campi probabilmente incoraggiarono la “guerra” contro i Vory, conosciuta come una micidiale guerra di reciproca distruzione (such’ia vorina) nel 1948-1952. Prima della loro distruzione, i Vory formarono una società criminale paragonabile alle più famose confraternite segrete come la Camorra napoletana, la Mafia siciliana e la Yakuza Giapponese. Il numero dei componenti potrebbe essere individuato per confronto dettagliato, ma bisogna stabilire i fatti di base riguardanti i Vory. L’obbiettivo di questo articolo è dunque di presentare un quadro preliminare di un piccolo affascinante capitolo della storia sovietica. Sebbene una grossa situazione di incertezza ancora circonda la vita dei Vory, le memorie dei dissidenti pubblicate nel “16 e “17 possono ora essere integrate con ricordi inediti di condannati e documentazioni ufficiali provenienti dagli archivi russi. Attingendo ad alcuni di questi dati, la prima parte dell’articolo delinea i tratti della società Vory, mentre la seconda e la terza analizzano la sua ascesa e caduta.

The vory-v-zakone, 1930s-1950s

Maximilian de Santerre, una spia franco-russa, nato nel 1924 e confinato nei Gulag nel 1946 per 12 anni, osservò che alcuni criminali nel campo seguivano un peculiare codice di abbigliamento e di comportamento. Indossavano delle croci di alluminio fatte a mano attorno al collo e dei gilet. Santerre comprese che questi erano degli attributi simbolici di un Vor-v-zakone. I vory più anziani (Pakany) spesso erano barbuti e quasi sempre indossavano la camicia fuori dai pantaloni con uno o più gilet sopra. I vory inoltre avevano dei tatuaggi che gli ricoprivano i corpo. L’iconografia dei loro tatuaggi era varia. Secondo Santerre, “ il loro petti erano spesso tatuati con immagini di angeli in preghiera ai lati di una croce; con sotto delle parole: “oh signore, salva noi schiavi!”. Oppure:”Io credo in Dio” il che indicava una sorta di rispetto per la religione.

tattoo russia prison

Gamainov riferisce che, fino agli anni 50 ,un tipico tatuaggio da Vory raffigurava un cuore trafitto da un pugnale. Gurov scrisse di un tatuaggio Vory con un asso di picche all’interno di una croce che ne simboleggia l’appartenenza alla loro società. Secondo la sua visione, i criminali avevano questi tatuaggi “per dimostrare la loro forza”. Il tatuaggio inoltre ha una “funzione comunicativa, aiutava i recidivi a riconoscersi fra di loro”. Conseguentemente i  Vory cercavano di mantenere segreto il significato e la funzione dei propri tatuaggi; chiunque possedeva questi tatuaggi e non era un Vory, veniva punito con la morte.

I Vory parlavano un linguaggio tutto loro (fenia), con struttura grammaticale simile al russo ma con vocaboli differenti. Questi idiomi attrassero molto l’interesse Dmitrii Likhachev, il quale ha sottolineato “la natura magica” della parola per questi criminali, e ha richiamato un parallelismo fra gli uomini primitivi e i Vory . Ha anche notato che la piena conoscenza del gergo permetteva ad un Vor di far valere pienamente la sua posizione tra gli altri criminali. Chalidze fornisce una breve descrizione sulle origini di questo linguaggio. Egli sostiene che è emerso nel XIX secolo, e che a sua volta era una combinazione di linguaggi usati da venditori ambulanti e marinai, cosi come lo Yiddish (lingua degli ebrei) e la lingua degli zingari. Concluse che il gergo fu molto influenzato dalla creazione dei Gulag,infatti  “oggi c’è un grande quantitativo di sovrapposizioni e similitudini fra linguaggio carcerario e il gergo dei ladri”.

Un codice di abbigliamento, i tatuaggi e persino un loro proprio linguaggio non potrebbe essere compreso da un gruppo qualsiasi di uomini, e nemmeno da chi vive con loro come marinai,soldati e detenuti ordinari. I Vory spiccarono fra gli altri gruppi perché formarono una fratellanza criminale segreta con il proprio codice di comportamento e rituale di iniziazione per i nuovi membri, inoltre essi crearono dei “tribunali” ,rudimentali ma efficaci, dove la cattiva condotta dei membri veniva giudicata e i trasgressori puniti.

 

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