Intervista ai Guano Padano

Intervistare i Guano Padano non è stato affatto semplice, come vedrete dalle loro innumerevoli collaborazioni e influenze è scaturita una chiacchierata piuttosto prolissa che ha messo a dura prova le mie conoscenze in ambito musicale,cinematografico e letterario. Nonostante questo l’intervista svela qualche piccolo retroscena. Se siete amanti di Tom Waits, Capossela e Calexico non potete sottrarvi alla lettura di quanto segue.  Guidati da Alessandro “Asso” Stefana, i Guano Padano nascono all’incrocio tra la Strada Provinciale che parte dalla campagna “padana”, che attraversa i Balcani e varca l’oceano per approdare nel Grande West. Il loro ultimo album è intitolato “Americana

“Americana è un titolo che, nella cultura italiana, ha una connotazione puntuale e precisa: fu l’intestazione di una controversa antologia realizzata negli anni ’40 del Novecento su progetto di Elio Vittorini, una collezione di testi di 33 narratori americani (dal primo Ottocento fino agli anni Trenta), alla cui realizzazione collaborarono, per le traduzioni, scrittori e intellettuali come, tra gli altri, Cesare Pavese, Eugenio Montale e Alberto Moravia”

Nicoletta Montella

Immagine-620x350Ciao Asso come sta andando la promozione di “Americana”?                                     Mi pare molto molto bene, il disco sta avendo un’ottima visibilità e suscita enorme curiosità del pubblico e degli addetti ai lavori.

Nicoletta Montella è l’ideatrice del concept, vuoi dirci qualcosa in più su di lei?
Com’è nata l’idea di musicare l’intera antologia “Americana” di Elio Vittorini?
Nicoletta oltre che essere la moglie di Zeno de Rossi (batterista dei Guano Padano) è una filologa e ci ha suggerito l’idea di rifarci all’Antologia di Vittorini per cucire le trame del disco. All’interno ci sono autori che seguivamo da tempo, che sentivamo particolarmente vicini e così ci siamo messi al lavoro.

Se non sbaglio Vittorini non era mai stato in America, voi sicuramente si, quindi rispetto a lui siete avvantaggiati, ma l’America che raccontate è però molto distante, quasi un sogno, rispetto a quella reale. Come se prendeste uno spunto da questi autori e poi a raccontarci dell’America fossero solo i Guano Padano.        In effetti il nostro lavoro sulle musiche è un gioco di rimbalzo, dall’America all’Italia e viceversa. In questo viaggio d’oltreoceano le cose si consumano quindi la nostra musica si trasforma in una vecchia e sbiadita polaroid che svela soltanto una parte del soggetto. Il resto è lasciato all’immaginazione dell’ascoltatore.

La vostra musica racconta del passato in chiave moderna, specie in “My Banjo Dog” è possibile ascoltare inserti di elettronica. Ma da quanto leggo c’è veramente poco di campionatori e compagnia bella. Gran parte della vostra musica si fonda sull’utilizzo di strumenti davvero antichi. Che diavolo è il Marxophone?

Non facciamo mai uso di pura “elettronica”, i suoni che senti su “My Banjo Dog” sono semplicemente una vecchia drum machine degli anni ’70, un marranzano siciliano distorto (che potrebbe in effetti sembrare un qualcosa di elettronico, ma non lo è) un organo Vox Continental degli anni ‘60 e così di seguito.
In realtà c’è l’uso dell’elettronica, ma come vedi molto primordiale.
Il Marxophone è uno strumento meraviglioso, nato nei primi del ‘900, è una sorta di Autoharp ma a corde doppie che vengono percosse da dei martelletti metallici che rimbalzano su di esse, creando una sorta di “tremolo”

Dove trovi questi strumenti? Come impari a suonarli?
Sono malato da anni, potrei scrivere un libro sul perché, come e dove ho recuperato ognuno dei miei strumenti. Ricordo tutto nei minimi dettagli. La curiosità sui timbri e sulle possibilità dei suoni mi spinge nei luoghi più assurdi, poi da solo cerco una strada per adattarli al mio modo di suonare.

MAC_Marxophone_003

“Americana” è un percorso che coinvolge Steinbeck, John Fante, Sherwood Anderson e Edgar Lee Masters, cosa ti affascina di questi autori?
Mi affascina sentire raccontare le storie di un mondo che non c’è più, da quelle dell’anziana vicina di casa a queste di grandi autori, fatti poi in maniera così magistrale…

John Steinbeck ha scritto della California più di ogni altro scrittore, affezionandosi ai contadini, ai pescatori, ai vagabondi e agli avventurieri. Tu a cosa sei affezionato dell’America?
Più o meno alle stesse cose, ma raccontate dalla penna di questi grandi scrittori, o dall’occhio di qualche grande regista. Che sia John Ford o i fratelli Cohen…

Come band siete più famosa in Italia o all’estero?
Direi in Italia, all’estero ci siamo solo affacciati in un paio di occasioni, una di queste per aprire il concerto dei Faith No More all’Hammersmith Apollo di Londra… un’indimenticabile concerto.

Com’è la scena musicale in Italia? Il pubblico italiano è in crisi?
La scena è più viva che mai, e il pubblico non è in crisi, semmai è confuso. Il fatto che la gente venga a sentirci pur non avendo mai sentito parlare di noi e poi resti contenta del concerto, vuol dire che c’è ancora grande curiosità.
Se c’è curiosità c’è vita e quindi non abbattiamoci.

Non è la prima volta che la vostra musica sia accompagnata dai commenti di Joey Burns dei Calexico, non hai mai pensato, visto le numerose collaborazioni, di creare un side-project con lui?
No, non ci abbiamo mai pensato, ma non escludo che possa capitare.
Sono abituato a lasciare che le cose seguano il loro corso naturale.
“Ciò che deve accadere accade” così mi pare dicesse Giovanni Lindo Ferretti…

 

“La colonna sonora ideale di un film girato a sei mani da Sergio Leone, Jim Jarmusch e Sofia Coppola”
Joey Burns

urlIn molti hanno dichiarato che la vostra musica sarebbe perfetta come colonna sonora per un film western. Vi vedremo anche al cinema prima o poi?
Lo speriamo anche noi…

Il vostro primo album è stato prodotto dalla Important Records, come mai siete andati fino in America? E’ stata una scelta obbligata oppure la conoscevate già? Perché avendo sotto la loro ala anche Jim Jarmusch la scelta sembra abbastanza ragionata!
Nel 2007 In Italia non riuscivo a trovare etichette disposte a pubblicare il mio primo disco solista.
Scrissi alla Important Records ed entrai così in contatto con John. Il disco gli piacque molto ed infatti pubblicò “Poste e Telegrafi” nello stesso anno.
Dopo qualche tempo gli proposi il primo disco dei Guano Padano che gli piacque altrettanto e pubblicò anche quello.
Al momento è fuori stampa, quindi pare sia piaciuto anche al pubblico.
Gli ultimi due album invece sono usciti per la Tremoloa Records,una label da te fondata. Come mai questa scelta? Non è più semplice affidarsi ad una label preesistente? Quali vantaggi hai ottenuto?
Come dicevo, o sempre avuto difficoltà a trovare qualcuno che si occupasse dei miei lavori, quindi, con non poca fatica, ho preso la situazione di petto ed ho deciso di pubblicare con il nome di Tremoloa Records.
Certo affidarsi a qualcuno è molto più semplice…
Vantaggi ? Non saprei…ma di sicuro ho potuto avere una panoramica molto chiara ed a 360 gradi del lavoro che si nasconde dietro ad un disco.
Tra poco pubblicherò il lavoro degli OoopopoiooO, duo formato da Vincenzo Vasi e Valeria Sturba.

Perché avete scelto il nome Guano Padano?
All’inizio è stato un gioco di parole, un nome nato quasi per scherzo da un’idea di Zeno.
Poi ci siamo trovati, abbiamo attaccato gli strumenti e ci siamo resi conto che di uno scherzo non si trattava. Oggi siamo arrivati al terzo disco.

Ascoltandovi si capisce quanto di vostro c’è in Capossela, non vi dà fastidio che il vostro nome, almeno nelle riviste di settore, sia sempre associato o coperto dal suo?
E’ abbastanza tipico che se un musicista suona con qualcuno di più “grande” il suo nome venga spesso associato ad esso. E’ risaputo, personalmente non mi dà fastidio, ma dipende dai termini in cui viene posta l’associazione. Facendo molte altre cose, oltre che a suonare con artisti più “grandi”, non nascondo che fa molto piacere quando, come nel caso di quest’intervista , vengono prese tutte in considerazione in egual misura.

In una sua intervista lui ha dichiarato che i musicisti che lo circondano sono amici di lunga data. Ma un bresciano come te, come ha potuto conoscere un “milanese” come Capossela?
C’è qualche vostro aneddoto divertente che ti va di raccontarci?
Oggi forse anche io posso considerarmi un suo “amico di lunga data”. Sono infatti 10 anni che suono con Vinicio. Lo incontrai per caso, una notte del 2003 in un locale di Milano che si chiamava “Casa 139”. All’epoca suonavo con Marco Parente (con il quale tutt’oggi collaboro), Vinicio arrivò molto tardi, a fine concerto, quando per caso cominciò una jam session, tra i presenti anche Manuel Agnelli (Afterhours) e Cesare Basile. Vinicio partecipò alla jam e prima di abbandonare il palco mi disse: “resta qui, suoniamo questo pezzo, è in mi bemolle”. Avevo con me una pedal steel e lo accompagnai. Il brano lo riconobbi tempo dopo, era “Ovunque Proteggi”, lo avrebbe registrato e pubblicato tre anni dopo.

Il tuo album solista “Poste e Telegrafi” è un full-lenght molto intimo e sperimentale. Come può un semplice lavoro come quello del postino, influenzare cosi ecletticamente un musicista?
Prima di permettermi il lusso di fare il musicista a tempo pieno dovevo guadagnarmi da vivere con altro e, dopo aver provato svariati lavori con pessimi risultati, cominciai per caso a fare il postino.
Lo feci per tre anni, con grande passione. Ancora oggi mi trovo periodicamente per la cena con i colleghi postini.
Da certi punti di vista è un lavoro che trovo molto simile al musicista, il fatto di essere sempre in posti diversi, abbandonarli poco dopo, la ripetitività del lavoro mi ispirò il brano “Poste e Telegrafi Blues” al quale collaborò Marc Ribot (Tom Waits, Vinicio Capossela, Elvis Costello) e che qualche anno dopo ri-registrò con i Ceramic Dog e divenne il brano “Digital Handshake”
Ci saranno delle ristampe dei tuoi due album da solista?
Il disco è stato pubblicato da Important Records ma è fuori stampa.
Non appena pubblicherò il nuovo disco, mi preoccuperò di ristamparlo. Magari solo su ordinazione.

Nel brano “Prairie Fire” avete collaborato con Mike Patton, come vi siete conosciuti?
Nel 2007 venni contattato da “Angelica” di Bologna, mi dissero che Mike Patton era alla ricerca di musicisti Italiani per il progetto “Mondocane”. C’erano svariati chitarristi e alla fine scelsero me e Riccardo Onori. Ad oggi sono rimasto l’unico chitarrista del progetto.

Ti piacciono i suoi progetti più estremi? (Fantômas o The Dillinger Escape Plan)
Molto, trovo che Patton sia un grandissimo musicista da seguire in tutte le sue sfumature.

Collabori con lui nei “MONDOCANE”, un progetto basato sulla reinterpretazione di brani italiani dall’età d’oro degli anni ’50 e ’60. Quindi sei un nostalgico anche dell’Italia, non solo dell’America!
Assolutamente. Un nostalgico della Moka Bialetti, dei cappelli Borsalino, della Vespa Piaggio (pre anni ‘70)

Qual è stato il tuo primo approccio con la musica?
Da piccolo ballavo senza senso davanti allo stereo di casa, poi vedendo mio padre suonare la chitarra, per imitazione, lo seguii…

Quali sono i generi che ascolti di solito?
Oh tanti…Dipende, se ho bisogno di parole mi rifuggo in De Andrè, in Bob Dylan, in Johnny Cash se ho voglia di vecchia musica ascolto Clarence Ashley, Dock Boggs, Buell Kazee, Joseph Spence, oppure mi muovo su Steve Reich, Morton Feldman, Talking Heads, Talk Talk troppi da citare…

Che fine ha fatto il progetto “Assodifiori”?
E’ in attesa di pubblicazione, da anni. E’ un disco splendido, nato dalla più spontanea e sincera collaborazione con Alessandro Fiori. Ne siamo molto gelosi, lo custodiamo con cura.

Perché non mi parli un po’ dei Cargored? Ho visto il video su youtube dove si vede questa gigantesca “Noise Box” che richiama le macchine picaresche dei film di Kusturica.
E’ un nuovo progetto al quale sto lavorando con i Cabo San Roque, gruppo sperimentale spagnolo (del quale ho prodotto l’ultimo disco “12 Rounds”) particolare sopratutto per il fatto che si auto-costruiscono i loro strumenti.
In questo caso hanno costruito una macchina sonora che produce la ritmica del progetto. E’ composta da tamburi, viti, un piccolo cranio, elastici, pettini. Tutte queste cose producono un tessuto ritmico molto particolare e stimolante. Abbiamo registrato metà album e piano piano stiamo proseguendo.

Intorno a te hanno sempre girato grandissimi musicisti: Marc Ribot, Leo Abrahams, Calexico, Mike Patton, Gary Lucas, Chris Speed, Mark Orton, Ted Reichman e Vinicio Capossela tanto per citarne qualcuno. Credi sia stata una fortuna incontrarli?
Assolutamente. Sono le magie della musica, è tutta gente che non avrei mai incontrato in nessun altro modo.
Tantissimi dei miei grandi amici di oggi sono persone conosciute tramite la musica.

Come hai conosciuto Alessandro Alessandroni? (E’ un compositore, direttore d’orchestra e arrangiatore italiano, noto soprattutto per la sua grande abilità nel fischiare (dimostrata prevalentemente in molte colonne sonore di spaghetti western di Ennio Morricone)
Lo contattai prima delle registrazioni del primo disco dei Guano Padano. Fu difficile incontrarsi, anche perché per buona parte dell’anno il Maestro Alessandroni vive in Namibia.
Alla fine andammo a casa sua, nel Viterbese, con uno studio mobile e immortalammo il magico fischio.Una vera emozione.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi?
Ora siamo nella fase finale del tour invernale, riprenderemo con l’estivo e speriamo un pò di estero, portare il disco in Europa e negli USA sarebbe molto importante per noi.

Sono previste delle date al Sud d’Italia?
Non ancora, ma ci andremo di sicuro.

Come da tradizione lascio all’intervistato la scelta di un brano musicale con cui concludere l’intervista.

GUANO PADANO:

ALESSANDRO “ASSO” STEFANA steel guitar, banjo, raagini, clap hands, acoustic guitar, soprano guitar, pedal steel guitar, electric guitar, omnichord, stylophone.
DANILO GALLO bass, vibes, clap hands, upright piano, caravelle delux organ, vox super continental organ, eko tiger.
ZENO DE ROSSI drums, slit drum, tambourine, clap hands, vocal, trap set, bull buster, glockenspiel.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...