One Man Metal – Il documentario sul Black Metal

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Ecco un interessantissimo documentario sul Black Metal. Iniziato nel 2011 e pubblicato in tre parti un anno dopo, One Man Metal ci accompagna nelle oscure e aride lande del Black Metal attraverso tre importanti figure mai videointervistate prima: Leviathan, Striborg e Xasthur. Ad attenderci questa volta quindi non sono i resti di chiese in fiamme in Norvegia,bensì l’alienante America,una società che lontana dal grande sogno, è in grado di divorare e poi sputare ogni individuo incapace di omologarsi. Noisey segue le vite di questi tre enigmatici artisti,fin dentro le loro case.

LEVIATHAN vlcsnap-2015-04-30-15h58m20s52

Ad Oakland, California, riposa il Leviatano. Dopo averci mostrato il suo studio di tatuaggi e spiegata la sua concezione di Black Metal,si dilunga sulla storia della sua infanzia,di come abbia deciso di abbandonare la scuola e di come,lentamente,sia stato allontanato anche dalla sua famiglia.Gran parte della sua adolescenza è stata spesa sullo skateboard. Jef infatti appare sulla copertina del gioco per Nintendo:Skate or die 2. Inoltre,dopo aver parlato dei suoi problemi penali, per accusa di stupro e percosse (quì trovate un approfondimento del Chicago Tribune) mostra le foto della sua ex-fidanzata oramai stroncata da un cancro al cervello.

STRIBORGvlcsnap-2015-04-30-14h52m19s81

Anche a Sud della Tasmania il Black Metal è riuscito ad estendere i propri artigli. Ed è proprio quì che Russel,immerso in una natura tropicale,ci spiega il significato del corpse painting. “Il Blast-beat è il cuore della terra” dice, e subito ci trascina in una caverna dove nel buio più totale intona un suo brano. E’ evidente la forte influenza che la Natura esercita sul progetto Striborg.Essa è infatti “una finestra sulla depressione“. L’intervista si muove in lunghe passeggiate e attese nel silenzio della foresta,dove Russel spiega l’evoluzione e i cambiamenti che la sua musica ha avuto nel corso degli anni:”I primi periodi era tutto molto veloce,frenetico per via delle droghe che assumevo ogni giorno. Quando poi ho smesso, mi sono reso conto che tutte queste sostanze non facevano altro che offuscare la mia mente,così ho manifestato con più sentimento la depressione nella mia musica”.

XASTHUR

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Di tutti e tre i progetti,quello di Scott Conner, è quello più alienante. Una casa ricca di soli strumenti musicali,con un semplice materasso a fare da giaciglio.E’ semplicemente questo il covo dove Xasthur,come una madre infetta, continua a partorire i suoi abomini. Mostrandoci quanto la sua attitudine sia un qualcosa di innato: “Non importa quanti soldi io investa nella musica,non sono mai abbastanza. Nonostante questo la musica non ti ripaga mai. E’ come un rappoto di amore e odio.” E dei motivi che lo hanno spinto ad intraprendere questo percorso in solitaria:“Ho provato a suonare con altre persone ma la gente non era realmente interessata al Black Metal. Non potrei neanche pagare qualche turnista, è una cosa che non funzionerebbe”. Ed è forse in quest’ultimo progetto che ritroviamo l’essenza pura,l’anima primordiale del black metal,il non voler essere conformista “non indosso magliette di gruppi musicali,non uso corpse painting e non porto i capelli lunghi,non sono un ragazzino che deve dimostrare niente a nessuno. Quello che faccio è lo specchio della mia mente,ma ciò che è peggio è che è uno specchio per l’umanità”.

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