Best Black Metal Albums of 2016

 

 

wallup.net

Come di consueto siamo giunti al termine di questo interminabile 2016,del quale salverei davvero poche cose. Per me è stato un anno carico di fatica e sofferenza,premiato solo dalla laurea in Medicina e Chirurgia. Fortunatamente ad esclusione delle delusioni che permeano la mia esistenza quest’anno in ambito musicale ho potuto davvero dare fondo ai miei risparmi per l’acquisto di innumerevoli vinili. In questa top 10 ho deciso di premiare molte band emergenti o comunque band che sono poco conosciute. Ritengo oramai che il mercato sia saturo e una grossa fetta viene immeritatamente occupata da carcasse fetide di bands storiche che oramai non hanno più nulla da comunicare. L’odierno panorama offre davvero tante realtà,spetta solamente a noi il compito di interrompere la nostra frenetica quotidianità e ritornare “giovani” a quando non ci facevamo problemi di tempo nell’ascolto di uno o più album nella stessa giornata.

Vi ricordo che potete mettere like alla pagina Facebook Small Change Review dove trovate un link diretto allo streaming audio di questi dieci album e anche le classifiche dei top black metal album degli anni passati. Come sempre vi invoglio ad un feedback,quali sono stati gli album che vi hanno conquistato quest’anno?

 

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10 – Earth & Pillars – Pillars I

Gli italiani Earth and Pillars continuano a battere il metallo finché è “freddo”. Nel giro di due anni han tirato fuori due album che risuonano senza alcun compromesso. Rispetto al suo predecessore non vi sono sostanziali differenze di stile. Il loro sound e cupo e claustrofobico,mi ricordano terribilmente gli svizzeri Dark Space. Solo che gli E&P non necessitano di andare nello spazio profondo per generare il loro sound glaciale. Paesaggi innevati senza traccia umana alcuna sono il tema fondamentale di questo ottimo full. Ma state attenti ad addentrarvi in queste foreste innevate poiché il gelo qui regna sovrano e abbraccia tutto fino all’ultimo respiro.

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9 – Uada – Devoid Of Light

Gli Uada sono una neonata band americana che reinterpreta in chiave più melodica i classici canoni black metal,ricordando nei momenti più melodici i Satyricon di “Nemesis Divina” o i Dissection.  Sebbene il primi riffs dell’album mi richiamino alla mente album oramai storici come “With Hearts Toward None I” e “Further Down The Nest” dei Mgla l’ascolto è molto coinvolgente. La voce tipicamente black si alterna con qualche growl impreziosendo l’ascolto e rendendolo quasi mai noioso. In fin dei conti gli Uada giocano bene la prima mano a loro disposizione,regalandoci un album di “classico” black metal del 2016 dove la produzione rende tutto più limpido e di facile ascolto. Aspettiamo di vederli crescere.

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8 – Wode – Wode

I Wode sono attivi sin dal 2010,ma solo oggi decidono di regalarci il loro primo Full e lasciatemi dire è un album che si lascia ascoltare senza alcun intoppo. Non c’è nulla di estraneo al Black Metal in chiave Svedese. Troviamo blast-beat esasperati, scream malsani e putridi con melodie di chitarre taglienti come lame di rasoio. Sin dalla prima traccia “Death’s Edifice” è possibile presagire che si tratterà di un album senza attimi di respiro. Non sono presenti grosse innovazioni se non qualche soluzione,che secondo me potrebbe essere lontanamente accostata all’Hardcore,tuttavia possiamo affermare con certezza che quello dei Wode è un album volutamente semplice che punta più alla sostanza che all’etere.

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7 – Vanhelga – Ode & Elegy

Per chi,come il sottoscritto, è amante del DSBM made in Svezia quello dei Vanhelga sarà sicuramente l’uscita per eccellenza del 2016. Sono passati solo due anni  Längtang, il quale ha segnato un punto di svolta nel loro sound. Il suono nel corso degli ultimi due album è stato addomesticato e le chitarre grezze e putride Höst sono un lontano ricordo oramai. All’intransigenza è stata accorpata una maggiore melodia in acustico con numerose odi e litanie. Tuttavia se ritenete che il sound dei Vanhelga si sia rammollito vi consiglio di ascoltare brani come “Abstinensens dystra tongång” o “Disharmoni”.

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6 – Urzeit – Anmoksha

L’anno scorso nella mia annuale classifica dei migliori dischi black metal, avevo riservato il secondo posto alla band Akhlys con The Dreaming I. Il loro sound ferale e acido mi aveva conquistato sin da subito. C’era qualcosa di maligno che andava ben oltre la musica. Con gli Urzeit c’è stata la stessa magia. Capitanati da A.L.N. (Mente dei Mizmor) il trio di Portland ci consegna un album che di certo passerà molto tempo sui giradischi degli amanti del genere. Anmoksha è un album che affonda le sue radici nell’idea indù del Moksha: la fuga dal ciclo karmico di morte e rinascita. Anmoksha, o senza Moksha, sarebbe allora la sensazione di non essere in pace, bloccato in un infinito ciclo dove il giorno si ripete inesorabile, anno dopo anno, vita dopo vita. Un saṃsāra senza fine. Questo album racconta dunque l’eterna esistenza di chi,nemmeno nella morte, riesce a ritrovare la pace con se stessi. Gran parte delle liriche sono incentrate sul senso di odio di sé che deriva dal tentativo di migliorare se stessi ed essere liberi del ciclo di rinascita, ma conoscendo la lotta è assolutamente inutile. La canzone “Bellisunya” può essere usata come riassunto dell’intero album: ‘E io non posso sopportare d’essere solo / non posso sopportare la vista di me stesso / sobrio, ubriaco, basso o alto / Sono ancora io … e io odio.

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5 – Void Omnia – Dying Light

Osservando diverse classifiche 2016 di grosse testate giornalistiche i Void Omnia non compaiono per nulla. Al contrario appaiono sempre le “solite” band che oramai si incancreniscono da decadi senza alcuna idea. In questa classifica come potrete apprezzare sono davvero poche le band “storiche” e la presenza dei Void Omnia in questo 2016 è stata fondamentale,tanto che era impossibile non includerli. La copertina è opera dell’artista Glen Schon che ha saputo abilmente richiamare il titolo dell’album. Vi è infatti una figura incappucciata che assiste ad un’esplosione di una stella dalle dimensioni planetarie in un cielo rosso nebulare. Il sound veloce e senza troppi freni dei Void Omnia mi ha ricordato lontanamente gli Spite Extreme Wing,anche se contenutisticamente siamo distanti anni luce,tuttavia non mancano gli spunti melodici con riffs che possono ricordare persino i Sargeist.

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4 – Throane – Derrière-Nous, La Lumière

La Francia sforna poche band black metal ma la maggior parte sono tutte molto particolari e con un sound personalissimo. A cominciare dal titolo ” Dietro di noi,la luce” non possiamo che aspettarci un album oscuro e soffocante. Il lavoro certosino di Dehn Sura  colpisce subito al cuore,catapultando l’ascoltatore in un mondo plumbeo dove la pioggia acida sbiadisce e corrode anche il metallo. Dehn Sora ha rivelato che il nome di questo progetto è nato da una combinazione di parole “trono” e “gola” (rispettivamente “Throne” e “Throath”),  ispirato dalla frase: “La gola è il trono di ogni nodo”. Allo stesso tempo, significa anche “lacrima” in un dialetto fiammingo. Del resto anche la copertina “parla” già a sufficienza. 

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3 – Wędrujący Wiatr – O Turniach, Jeziorach I Nocnych Szlakach

La Polonia ha una scena black metal davvero inimitabile. Ogni anno si formano band nuove e originali che non hanno nulla da invidiare a band main-stream che han costruito il loro successo dopo anni e anni di carriera. Ad oggi le uscite polacche sono state tantissime e tutte di gran qualità,nonostante mi venga davvero difficile stare dietro a tutte queste realtà, i Wędrujący Wiatr si sono imposti senza mezze misure nei miei ascolti del 2016. Sebbene alcuni li taccino di far parte del movimento Cascadian Black Metal,bisogna precisare che essendo polacchi questo appellativo non gli si confà del tutto. Infatti per C.B.M. intendiamo un movimento nato a Nord Ovest dell’Oceano Pacifico, Washington e Oregon che si rifà a tematiche naturalistiche. Vedi Wolves in the Throne Room, Alda, Ash Borer ecc… Tuttavia la dizione non è del tutto errata, infatti ritroviamo atmosfere individualiste pregne di malinconia tipiche di questo genere. Qui però il surreale ed onirico si scontra con un sound volutamente raw delle chitarre,tanto da permetterci di riconoscere il tocco dei WW in un qualsiasi contesto Atmospheric Black. Non lasciatevi impressionare dalla prolissità delle tracce,l’album,una volta iniziato, scorrerà senza intoppi sino alla fine per quasi 60 minuti di puro Atmospheric Black.

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2 – Mizmor (מזמור) – Yodh

Dietro a Mizmor si cela un oscuro personaggio tale A.L.N.  il quale mantiene con estrema costanza in tutti i suoi progetti il doom/sludge (Vedi Urzeit e Hell). I cinque brani di cui è composto l’album sono dei megaliti impolverati e neri che attendono maestosi l’ascoltatore. Siamo di fronte ad un sound maledettamente lento,una carcassa in eterna decomposizione che sotto al sole marcisce. Le chitarre sono fetide e martellanti mentre le urla di A.L.N. sono esalazioni tossiche  provenienti da cloache direttamente collegate con l’oltretomba. Il tutto, a seconda dei casi, inizia o sfocia in un climax furioso e tagliente. E’ come se delle creature uscite dal Necronomicon si risvegliassero in un grigio e torrido deserto e ti torturassero con lame arrugginite. L’Art-work stupendo è opera dell’artista Zdzisław Beksiński, il quale appare anche sulla copertina dei Wode.

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1 – Antimateria – Valo Aikojen Takaa

Dalla Finlandia con furore la one man band Antimateria si erge vittoriosa in questa classifica annuale. Le ragioni di questa “vittoria” sono svariate. Innanzitutto era davvero da tanto che non ascoltavo un album black così ricco di idee pur mantenendo un’attitudine al genere senza eguali. Apre una intro ambient che con l’inizio dei brani prende subito una piega più sinistra  ed estrema. La produzione raw fa ambientare subito l’ascoltatore negli anni novanta,senza mai cadere nello scontato o nel già fatto. L’alternarsi sapiente di atmosfere propriamente black con una voce infuriata a soluzioni più atmosferiche e riposate non annoia neanche per un attimo. In conclusione l’ascolto di Valo Aikojen Takaa passa troppo in fretta,tanto che vi ritroverete a premere play per una seconda volta senza neanche accorgervene.

 

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