Sten Lex e Eltono alla Galleria Doppelgaenger

Sten LexOramai i miei rientri in Puglia si fanno sempre più frequenti. Anche il tempo libero a mia disposizione è aumentato,tuttavia la malinconia e le incognite per il mio futuro lavorativo non mi permettono di godere a pieno di questo periodo.

Fortunatamente vengo a sapere di alcune mostre presenti a Bari,tra le quali quella di Eltono e Sten Lex presso L’Associazione Culturale Doppelgaenger, all’interno di Palazzo Verrone nel cuore del centro storico di Bari.

La Street Art purtroppo è ancora legata, soprattutto qui da noi, a dei preconcetti che la vedono come qualcosa di diseducativo, ed è un vero peccato. Ci sono molte strutture architettoniche che verrebbero sicuramente valorizzate con interventi da parte di validi artisti Street. In effetti, l’architettura ha ormai perso gran parte della valenza artistica che aveva nei secoli passati: la Street potrebbe contribuire a ravvivare i palazzi moderni, che sono troppo grigi. Ma questo proprio con una sinergia a livello progettuale, sin dall’inizio.

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Sten e Lex (diminutivi di Stephan e Alex N. d. A.) sono considerati tra i primi diffusori dello “stencil graffiti”  nell’ambito della Street Art in Italia. Girando per i quartieri di San Lorenzo e Pigneto a Roma, si possono ammirare le loro straordinarie opere che arricchiscono e contribuiscono a rendere vive ed avvolgenti queste vie della città; anche presso la Galleria Doppelgaenger le opere di Sten Lex risvegliano le pareti.

Se da un lato troviamo gribouillis, dall’altra è possibile apprezzare sperimentazioni sia variopinte che monocromatiche.
I colori che queste opere sprigionano sono travolgenti, avvicinandosi ad esse si scopre che l’esplosione cromatica è creata con frammenti di  poster ritagliati e incollati.HVEB9902

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La nostra arte è imposta e violenta. Non abbiamo la pretesa di decorare la città.

Se avessimo il rispetto della città non faremmo quello che facciamo.

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Ad avermi colpito è anche la “finitezza” delle opere data dalla tecnica dello “Stencil Poster”. Si parte dal poster con l’immagine il quale viene poi ritagliato come uno stencil ed affisso al muro come un manifesto. Col tempo e per merito degli agenti atmosferici il poster si deteriora per lasciar spazio all’immagine impressa sul muro. Solitamente restano attaccati alcuni brandelli di poster che non sono altro che residui della matrice.

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Dipingendo sui muri di una città partecipi, in qualche modo alla sua evoluzione, te ne appropri e gli interventi che apporti la cambiano solo in maniera temporanea. Solo una generazione romana si ricorderà di chi furono Sten e Lex.

In un contesto postmoderno come il nostro, caratterizzato dal tramonto di tanti progetti di comprensione dell’essere che avrebbero dovuto orientare l’esistenza del singolo e della società,  ripensare il problema della finitezza davanti alle opere di Sten Lex diviene quasi spontaneo e immediato.

A questa problematica esistenziale le opere di Eltono sembrano lì appositamente per indicarci la via. L’artista francese infatti propone bassorilievi di legno che riproducono frammenti della città vecchia barese. I “percorsi aleatori”sono stabiliti dal lancio di un dado e resi sotto forma di intrecci di linee a tinte piatte, in due o tre dimensioni.

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Prima di andarmene vengo esortato a visitare la terrazza, dove il collettivo belga degli Hell’o Monsters ha sapientemente decorato le pareti con figure ermetiche e bizzarre. Sembrano dei geroglifici egizi che però vengono quasi desacralizzati attraverso la combinazione con simboli contemporanei come “smile” ,che li rendono più diretti ed immediati.

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Mare Morbido e Naufraghi

 

Mare Morbido Mariantonietta Bagliato

 

Per diversi anni ho pensato che le gallerie d’arte contemporanea non avessero abbastanza spiegazioni delle opere esposte. Osservavo senza grosso entusiasmo tutto quello che non riuscivo a capire. È difficile approcciarsi ad un’opera d’arte, così come è difficile approcciarsi ad un altro o a se stessi. Ci sono tantissime barriere che innalziamo ancor prima d’incontrarci. Piano piano ho capito che per poter comprendere quello che vedevo dovevo spogliarmi di tante cose,cose difficili da togliere,che magari rimettevo subito addosso una volta distolto lo sguardo dall’opera. In questi ultimi anni sono cambiato molto. Adesso quando entro in Galleria non leggo neanche il nome dell’artista,corro subito all’opera e inizio a scavare dentro di me.

“Le letture, le opere degli altri artisti sono un po’ come le chiavi della macchina: permettono di mettere in moto ma poi devi avere l’auto e la benzina da metterci dentro per poter fare dei chilometri.”

Vinicio Capossela

Una volta ad un concerto di Vinicio Capossela fui turbato da una sua canzone chiamata      SS dei naufragati. Parlava del capitano di una nave che decideva di virare dritto verso la morte,portando con sé tutto il suo equipaggio. La presenza dal Coro della Cappella di S. Maurizio di Milano e la sua contestualizzazione ai fatti di cronaca di immigrati rendevano il tutto più funereo e cupo. È straziante pensare a quante vite siano affondate nel mare, a quanti ogni giorno combattono per riuscire a ritagliarsi un piccolo spazio nel mondo.

Quando sono entrato nella stanza con questo mare di cuscini mi sono sentito un naufrago sulla terraferma. Ho pensato a quante volte sono salpato per cercare qualcosa di meglio e a quanto ogni volta mi sentissi solo ad affrontare tutto. Questa cosa mi commuove ancora adesso mentre scrivo. Fortunatamente i colori dei cuscini hanno interrotto tutti questi pensieri e ho cominciato come un bambino a cercare quello che più mi rappresentasse. Quando alla fine mi sono trovato,sono tornato a vedere il mare e ho sorriso perché non ero solo.

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ZDZISŁAW BEKSIŃSKI 1

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Sono passati esattamente 12 anni da quando Zdzislaw Beksinski è stato rinvenuto morto  nel suo appartamento a Varsavia, era il 21 Febbraio. Con ben 17 coltellate due delle quali si sono rivelate fatali. Robert Kupiec ,il figlio del suo custode, ha sottratto al mondo un artista di fama internazionale. Le opere di Beksinski continuano sempre ad incantarmi, c’è qualcosa di perturbante nelle sue opere,un misto di familiare e sconosciuto che costringe a coprirsi gli occhi con le mani e allo stesso tempo a spiare fra le fessure delle dita. Il piacere dell’orrido che alberga in ognuno di noi, Beksinski lo rievoca come uno sciamano fregandosene dei buoni costumi e delle regole del vivere civile. La società o noi stessi per timore reprimiamo queste pulsioni animalesche e abiette, cosicché l’unica via per farle esplodere risiede nelle profondità oscure e recondite della nostra anima. Se credete però che Beksinski fosse un sadico o un pazzo vi sbagliate di grosso, nonostante venga più volte paragonato ad Alfred Kubin nei suoi dipinti è possibile intravedere una forte umanità, talvolta nascosta dalla coltre nebbiosa post-apocalittica.

38705f8b395c93dd69effa058356e47cNasce a Sanok, in Polonia, il 24 febbraio 1929, inizia i suoi studi superiori in una scuola commerciale i quali proseguono nonostante l’occupazione tedesca.Suo padre è ispettore, suo nonno Mathieu un imprenditore edile fondatore di una fabbrica di vagoni. Nel 1947 dopo la liberazione e sotto le pressioni del padre decide di iscriversi alla facoltà di Architettura presso L’Accademia di Cracovia. Nel corso di questi anni si innamorerà di Sophie Stankiewicz la quale diventerà ben presto sua moglie. Nel 1952 si laurea in Architettura e inizia subito a lavorare in un’impresa di costruzioni come soprintendente di un cantiere: un lavoro ricco di scadenze che ben presto finirà con l’odiare. Egli inoltre lavorerà come designer di autobus per una fabbrica automobilistica.

Solo nel 1958 inizierà ad occuparsi di arte non ancora come pittore bensì come fotografo, rivelandosi un artista innovatore nell’austera Polonia comunista con uno stile  surreale-espressionista. Una delle sue foto più famose “Corsetto di Sadist” non solo mostra i gusti di Beksinski per i temi sadomaso ma pone le basi per quella che sarà la sua intera visione artistica.

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Zdzisław Beksiński, Sadist’s Corset, 1957, National Museum in Wrocław, Bosz Publishing House

L’opera raffigura un corpo femminile in un modo che si discosta dal nudo tradizionale. Il personaggio è lontano dall’obiettivo e viene mostrato in modo frammentario, il volto e le gambe non sono visibili, il corpo è legato con una corda che crea una rete irregolare. Qualcosa frammenta il corpo in forme in ulteriori forme geometriche, probabilmente l’impronta di una sedia. 

L’uso di questa tecnica surrealista  non sarà un esempio isolato nell’arte del Beksinski. Egli ha predilezione verso soggetti singolari come uomini e donne con il volto bendato, visi deturpati o cancellati con l’aiuto delle tecniche di fotomontaggio, paesaggi desolati, bambole mutilate che lo accompagnerà in tutte le sue opere. La fotografia diviene per Beksinski un mezzo molto importante per la sua manifestazione artistica.

Periodo Barocco

Un momento decisivo per il suo profilo artistico è stato l’anno del 1957, quando incontra  Bronisław Schlabs e Jerzy Lewczyński e con i quali per 3 anni formerà un gruppo artistico informale dove potersi scambiare idee sulle proprie letture filosofiche incentrate per lo più sull’esistenzialismo e sui classici contemporanei come Kafka, Gombrowicz o Schulz. Nel 1958  la sua prima mostra a Poznan. Essendo poi egli  membro dell’Unione degli Artisti-Fotografi Polacchi parteciperà a numerose mostre di fotografia in Polonia e all’estero.
Questo periodo, che proseguirà fino al 1965, verrà definito dallo stesso Beksinski come “periodo barocco“.

Nei primi anni ’60  la decisione di abbandonare la fotografia  deluso dalle limitate possibilità di alterare le immagini da lui catturate. La fotografia sembrava vincolare la sua immaginazione e così si dedicò al disegno e alla pittura, campi che come lui stesso affermava gli offriranno di “fotografare i sogni”. Si avvicinò anche alla scultura ma ben presto capì che solo la pittura poteva dare massima voce alla sua arte.

Quando le opere di Beksinski vennero esposte durante il congresso AICA (Association internationale des critiques d’art) nel 1960 attirarono l’attenzione di uno dei presidenti che era all’epoca anche  direttore del Guggenheim Museum di New York. Gli fu offerta una borsa di studio di sei mesi negli Stati Uniti ma egli conscio e sicuro del proprio percorso creativo decide di rimane a Sanok. La mostra organizzata da Janusz Bogucki all’Old Orangerie a Varsavia nel 1964 diventa il primo significativo successo della sua carriera.

Periodo Fantastico

Dalla metà degli anni ’60 in poi diviene molto popolare in Polonia e non appena inizia a conquistarsi i suoi primi successi come pittore viene licenziato dalla fabbrica di autobus nel 1967.Da qui in avanti il successo artistico migliorerà la sua situazione finanziaria e gli permetterà di vivere solo grazie alle sue opere d’arte.

Nel 1970 mentre si recava all’università a bordo della sua auto, viene travolto da un treno in corsa in corrispondenza di un passaggio a livello non custodito. Ne esce con 3 mesi di coma e altrettanti di convalescenza. Al completo recupero Bekinski afferma di aver visto l’Inferno e di doverlo rappresentare per non impazzire.

Nel 1972 J. Bogucki presenta ancora una volta i dipinti di Beksinski a Varsavia, l’artista sorprende pubblico ancora una volta allontanandosi completamente  dall’avant-grade. Le opere che vennero esposte, per lo più paesaggi e composizioni figurali introducono nel cosiddetto del “periodo di fantastico” che lo consacrerà come artista contemporaneo. I temi predominanti in queste opere oniriche sono paesaggi infernali inquietanti, figure mostruose e l’architettura ultraterrena. Il percorso artistico da lui segnato è in netta contrapposizione a tutte le correnti e tendenze avant-grade del tempo. Beksinski ottiene ardenti sostenitori e altrettanto feroci critici e avversari, il suo carattere molto riservato e schivo lo tenne sempre lontano dai riflettori. Nella vita privata l’artista è conosciuto per i suoi modi gentili, per la sue piacevoli conversazioni e per il suo senso dell’umorismo. 

Nel 1975 una giuria di critici d’arte nazionali lo definì il miglior artista dei primi trent’anni della Repubblica Popolare Polacca.

Nel 1977 le autorità municipali prevedono di demolire la casa di famiglia dell’artista. Beksinski decide così di trasferirsi a Varsavia, e di non portare con se una selezione dei suoi dipinti considerati troppo personali o insoddisfacenti ai quali da fuoco. Opere di cui non rimane alcuna traccia.

Periodo Gotico

A Varsavia ottiene un contratto con Piotr Dmochowski, un mercante d’arte in Francia, il quale gli propone di lanciare la sua arte in Occidente.Lo sviluppo della cooperazione però si trasforma ben presto in conflitto quando B inizia a deviare dal metodo di pittura  caratteristico  de il ‘periodo fantastico‘ che lo ha portato tanto successo. Le figure antropomorfe e i capi di una o più persone diventano i temi delle sue opere. I paesaggi iniziano a scomparire e se presenti sono privi di quella visione onirico-illusoria che tanto li aveva contraddistinti. Si concentra maggiormente sui mezzi pittorici a discapito dei temi precedenti. A volte il soggetto principale si separa dallo spazio pittorico come una scultura tridimensionale grazie all’utilizzo spasmodico di linee ben inserite. Inizia il “periodo gotico“.

Nei primi anni ’90 Beksinski acquista una fotocopiatrice e ritorna dopo anni al disegno, ed è attraverso le nuove tecnologie quali il computer e il foto-ritocco che egli ha la possibilità di proseguire i suoi studi. Negli ultimi anni infatti (1998-2005) si dedica alla computer grafica. In un certo senso ritorna alla fotografia, in particolare al fotomontaggio. Le sue opere vengono create esclusivamente attraverso elaborazioni di sue fotografie  e mai dai propri disegni. La possibilità di bypassare la camera oscura fa ritornare Beksinski agli studi del “periodo fantastico“. 

Morte e Depressione

Alla fine del 1990 Beksinski attraversa il periodo più tragico della sua vita. Sua moglie Zofia muore di cancro nel ’98; solo un anno dopo alla vigilia di Natale il figlio Tomasz si suicida all’età di 41 anni. Era uno stimato giornalista musicale, molto conosciuto per aver condotto in radio quali “Troika” e “Radio Polonia”. Il suo impegno fu veramente cruciale nella diffusione di musica rock nella Polonia comunista. Partecipò anche alla traduzione di tantissimi film quali:  Monty Python’s Flying Circus, Il silenzio degli innocenti, Wild at Heart, Pet Cemetery, ecc…

Beksinski, Caduto in depressione si rinchiude in casa rifiutando ogni contatto con l’esterno mentre le sue opere sono sempre più apprezzate in tutto il mondo.
In Giappone conquista il primato di essere l’unico artista contemporaneo polacco presente nelle prestigiose collezioni dell’Osaka Art Museum.

La sua vita termina il 22 febbraio 2005, accoltellato dal figlio del maggiordomo,Robert Kupiec che all’epoca aveva solo 19 anni. Kupiec si era recato da Beksinski per chiedergli circa 100 dollari,ma quest’ultimo si era rifiutato. Beksinski muore dopo 17 coltellate al torace e alla testa. Il 9 Novembre 2006 Kupiec viene condannato a 25 anni di carcere.

Ad oggi non riesco ancora a spiegarmi come mai tanta brutalità abbia cancellato in pochi anni l’intera famiglia di Beksinski, nonostante tutto in molti sono quelli che ogni giorno rendono omaggio alla sua arte: se vi trovate a passare nel deserto Black Rock del Nevada,troverete una croce in classica forma a T installata per il celebre Burning Man.

Nel prossimo articolo analizzerò le influenze di Beksinski nella musica metal. Vi basta aggiungere un like alla pagina Facebook Small Change Review

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Jarno Custom Knives

Da un paio d’anni a questa parte ho iniziato ad appassionarmi ai coltelli,in realtà mi son sempre piaciuti, ed usandoli costantemente in quest’ultimo periodo ho cominciato davvero ad apprezzarne la loro utilità. Ricordo ancora il primo coltello che ho avuto,mi fu regalato dal mio padrino che vivendo molto lontano, me lo fece recapitare da mio padre il quale lo vedeva spesso. Era un semplicissimo Victorinox rosso,minuscolo, adatto alla mia età; aveva un coltellino,una lima e un ago per le reti. L’ho portato sempre con me fino a quando mi sono innamorato di una ragazza,la quale aveva una passione per gli oggetti piccoli. Morale della favola non ce l’ho più.

I coltelli, anche per la loro pericolosità hanno sempre generato in me un senso di fascinazione. Col passare degli anni la mia attenzione è ricaduta su un tipico coltello Finlandese, conosciuto come Puukko; questo coltello ha più di 2000 anni e per tutto questo tempo la sua forma è rimasta pressoché costante, viene impiegato per la caccia, per lo scuoio, per incidere il legno o per sfilettare  il pesce. Da sempre, e ancora oggi, i soldati finlandesi dotati di un Puukko, possono adoperarlo nei corpo a corpo o come baionetta su fucile d’assalto.

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Fucile D’assalto con Puukko

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Baionetta

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Anatomia di un Puukko

 

Ritrovare in  un oggetto inanimato come un coltello, un fidato compagno non è poi così semplice. Mi sono presto appassionato a questo tipo di coltelli, e ne ho subito acquistato uno che utilizzo tutte le settimane quando mi reco in montagna per girare nelle foreste o per quello che secondo me è il suo fine migliore:tagliare una bella bistecca! Essendo un coltello tradizionale dunque molto diffuso,il suo costo è contenuto specie se paragonato ad altri tipi di coltelli. Un’eccezione a questa regola è la reinterpretazione del celebre designer finlandese Tapio Wirkkala. Per diversi anni ho tenuto d’occhio le quotazioni di questo coltello e l’ho sempre desiderato ma il costo proibitivo mi ha frenato finché un giorno dopo tante ricerche sono riuscito ad aggiudicarmelo ad un prezzo davvero conveniente; il problema erano le condizioni del coltello stesso,che appariva molto usurato.

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Spinto dalla voglia di risistemarlo mi sono rivolto ad un coltellinaio specializzato in questo tipo di coltelli chiamato Jarno.Le sue opere mi hanno sempre affascinato e col tempo abbiamo stretto amicizia, chiacchierando e trascorrendo anche del tempo assieme. Un giorno sono andato a trovarlo nel suo laboratorio e mentre lui risistemava il mio nuovo Puukko ho colto l’occasione per approfondire  il suo rapporto con i coltelli con una piccola intervista che vi propongo qui.

 Qual è stato il tuo primo contatto con i coltelli?

I coltelli erano sempre presenti a casa della mia zia finlandese, fa parte della loro cultura. La vera “ossessione” è iniziata intorno ai sette anni quando sono andato nuovamente in Finlandia a trovare mio cugino e mi regalarono un Morakniv Classic 2. Lui ne aveva molti, aveva delle cassette di legno piene e quando andavo a trovarlo aprivamo queste cassette magiche ci caricavamo con coltelli che vi trovavamo all’interno e uscivamo a giocare. Devo dire però che i coltelli sono sempre stati presenti nella mia vita, anche quando andavo a scuola portavo sempre un coltellino nella tasca; erano sempre dei chiudibili,mi piacevano molto e pensavo che quelli a lama fissa fossero troppo grossi.Invece crescendo questa situazione si è invertita e mi sono ricreduto sui coltelli a lama fissa.

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Hai origini Finlandesi?

No,sono originario di Reggio Calabria. Mio padre appassionato di motociclette decise di chiamarmi Jarno in onore di Jarno Saarinen, celebre motociclista finlandese.

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Come hai iniziato a costruire coltelli?

Tutto è iniziato un paio d’anni fa quando sentivo il bisogno di fare un coltello a modo mio. Così,tramite un maestro coltellinaio di Reggio Calabria ho imparato le basi che servivano per poter iniziare. Abbiamo fatto solo un coltello assieme infatti il secondo ho cominciato a lavorarlo autonomamente. In seguito li ho mostrati ad un mio amico che possiede un negozio di coltelli il quale è rimasto molto colpito e ha deciso di provare a venderli nella sua bottega. Attualmente li vendo anche tramite internet.

Molti dei tuoi coltelli hanno il manico in ulivo,come mai questa scelta?

Per svariate ragioni, è un albero molto presente nella mia terra, ha un odore che a me piace molto,ma il motivo principale è perché abitavo a Lazzaro (RC) e lì avevo una casa fra mare e campagna dove c’erano tutti questi ulivi. Quando uscivo a giocare dovevo costruirmi delle armi e utilizzavo sempre i rami di ulivo che erano molto resistenti.

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Ho notato che sei specializzato sui coltelli a lama fissa piuttosto che sui chiudibili. Come mai questa scelta?

Per poter fare i chiudibili servono altre attrezzature,inoltre sono più laboriosi nella costruzione. Richiedono sicuramente più tempo rispetto ad un lama fissa e questo purtroppo rapportato al fine ultimo che è la vendita ne influenzerebbe il prezzo. Non è escluso però che io mi metta un giorno a realizzarli.

Dunque la vendita di coltelli non è solo un piacere ma un vero e proprio lavoro.

Io ho sempre lavorato nel settore delle vendite ma nel corso degli anni ho cambiato molte professioni. Ho cominciato vendendo microscopi per laboratori di analisi intorno ai 22 anni, dopo tre anni mi sono annoiato e ho deciso di andare in Inghilterra dove ho lavorato per la 3M, ma ho subito mollato visto che era una “copia” del lavoro che facevo prima. Così ho iniziato a lavorare come guida subacquea per un po di tempo e poi come rivenditore di motociclette per la Honda ed in seguito per la BMW. Ho intrapreso la carriera di agente immobiliare fino al 2011 dopo di che per via della crisi economica ho cercato di fare quello che capitava per mantermi e solo due anni fa ho ripreso a fare coltelli.

Quindi non solo una passione ma anche una necessità.

Beh possiamo dire che i coltelli “uniscono” e questo lavoro messo a confronto con altri mestieri risulta per me molto piacevole e mi permette di realizzarmi da un punto di vista creativo. Certo, la necessità di un guadagno ora come ora è piuttosto essenziale vista la mia condizione economica, ma nonostante tutto credo che anche se fossi stato ricco mi sarei cimentato in questo campo.

 

Ho voluto riportare alcune foto dei lavori di Jarno,sicuramente una piccola parte della sua intera collezione. Fra i materiali da lui utilizzati troviamo l’ebano,l’ulivo e la radica.

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Mi piace come questi coltelli vengano valorizzati nelle varie escursioni, che li rendono degli oggetti utili e non dei suppellettili.

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Jarno che fa canyoning

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Lavorare la legna per accendere un fuoco,tagliare una cima oppure una soppressata sono azioni che rendono questo coltello del tutto personale. Un’interpretazione che potremmo definire “meridionale” del coltello; mi viene infatti da ribattezzarlo  “Puukko Calabrese“.

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Se volete acquistare o semplicemente siete curiosi di vedere altri suoi lavori, potete visitare la sua pagina FB: Jarno Custom Knives

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Quella volta in cui Bukowski pianse

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Ammetto di aver rubato. L’ho fatto in svariate occasioni. Il più delle volte avveniva per fesserie,oggetti da poco. Quegli oggetti non li avrebbe comprati nessuno e nessuno li avrebbe usati.Infatti si può dire li abbia semplicemente spostati dal negozio a casa mia. Forse è per questo che stanno accumulando polvere nella mia stanza. Altre volte ho rubato cose davvero interessanti per l’appunto quasi tutta la bibliografia di Bukowski. Li ho letti tutti e continuo a farlo tutt’ora, ma l’ho sempre tenuto per me,Bukowski intendo. Troppo inflazionato tra i giovani dalle facili citazioni. Ma oggi sono particolarmente egro e abulico da abbassare il muro e mostrarvi qualcosa di intimo. In una video-intervista poco prima della sua dipartita Bukowski legge una poesia intitolata “La Doccia” contenuta in Donne.

Dopo ci piace fare la doccia

io l’acqua la voglio più calda

di quanto la voglia lei

e la sua faccia è mite e serena

Prima mi lava lei

mi insapona le palle

solleva le palle

le spreme

poi lava l’uccello

“Ehi, è ancora duro!”

poi insapona i peli

il ventre, la schiena

il collo, le gambe,

io sorrido, sorrido, sorrido

e poi sono io a lavare lei

ancora un bacio

ed è lei la prima ad uscire

si asciuga

a volte canta

mentre rimango dentro

apro l’acqua calda

e mi godo il miracolo dell’amore

Linda, sei tu che me l’hai regalato.

Quando me lo porterai via,

fallo lentamente,

con destrezza

come se stessi morendo nel sonno

e non da sveglio.

E così sia.


Dopo averla letta si commuove. Non avrei mai pensato di vedere lo “Zio Buck” piangere in pubblico. Subito dice all’intervistatore:

“Vedi, sto diventando sentimentale. Merda, scusate!
Questa è quella con cui mi sono lasciato dopo 5 anni
Ti ho letto la poesia sbagliata
Sto diventando sempre più vulnerabile”

Io sorrido e credo che l’avrebbe dovuta chiamare “The Wrong Poem” e non “The Shower” ma fa lo stesso. Purtroppo per voi non sono riuscito a trovare l’intero documentario dove invece l’intervistatore incalza:
I:Qual’è la sua definizione dell’amore?
Bukowski: L’amore … è come quando vedi la nebbia la mattina prima che sorga il sole
Dura poco e poi scompare
I: Davvero?
B: Certo
I: Scompare?
B: Si. Velocemente. L’amore è una nebbia che scompare all’apparire della realtà.

I: Mi parli di lei
B: Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire, ma sono inflessibile
Gli dico: Rimani li dentro, non voglio che nessuno ti veda.
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire
Ma io gli verso addosso whisky e aspiro il fumo delle sigarette
E le puttane e i baristi e i commessi del droghiere non sanno che è li
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire, ma sono inflessibile
Gli dico: rimani nascosto, vuoi farmi andare fuori di testa?
Vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?
Vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire
Ma sono troppo furbo, lo lascio uscire solo di notte qualche volta
Quando tutti dormono
Gli dico: io lo so, so che ci sei, non essere triste
Poi lo rimetto a posto, ma lui li dentro un pochino canta
Mica l’ho fatto davvero morire, dormiamo insieme così
Col nostro patto segreto
Ed è così grazioso da far piangere un uomo
Ma io non piango, e voi?

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Intervista agli Spiral 69

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Dopo numerose disavventure informatiche sono finalmente riuscito a pubblicare,con un ritardo di ben undici giorni, l’intervista a Riccardo Sabetti,il quale si concede a tutti i miei dubbi e ai miei scherzi con estrema disponibilità.Già fondatore della band Pixel, e bassista/chitarrista del gruppo dark-wave partenopeo Argine, Riccardo Sabetti è il frontman carismatico degli Spiral 69 una band con un suono a metà tra il folk, la new wave, l’elettronica e il rock. Nati nel 2007 gli Spiral 69 sono attualmente al loro quarto full-lenght intitolato “Alone”, un mix di new wave, rock, folk e synthpop.

All images are copyrighted ©Serena De Angelis 2012

Ciao Riccardo vuoi parlarci del tuo nuovo album?

E’ un album diviso in due parti,si Intitolerà “ALONE” e conterrà in tutto 12 tracce.La prima parte del disco, che conterrà 6 tracce, verrà pubblicata a Marzo.

Sono previste collaborazioni speciali?

Verrà masterizzato ad Abbey Road da Frank Arkwright, sound engineer che ha lavorato con Joy Division, New Order, Editors, The Smiths.Poi nella seconda parte dell’album,che però verrà pubblicata nel 2015,ci sarà Tomas Patterson, degli Ordo Rosarius Equilibrio.Sicuramente Steve Hewitt tornerà dietro la batteria per un altro brano nostro (batterista dei Placebo nda) e sto corteggiando Amanda Palmer..

Quindi tornerai a lavorare con Steve Hewitt! Anche per “Ghosts in my view” vi siete avvalsi di lui e Paul Corkett. Una domanda che sorge spontanea è: come ci si trova a lavorare con dei “big”? Non hai provato un po’ d’ansia da prestazione?

Si,i primi giorni in studio con loro sono stati un crescendo di ansia,ma loro sono delle persone tranquillissime, modestissime ed ultra professionali.Quindi dopo pochissimo mi sono sentito a casa! Un esperienza che mi ha fatto crescere in modo incredibile.

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Come siete venuti in contatto con  Hewitt? 

Ci siamo conosciuti nel 2010, abbiamo fatto da supporter per il tour italiano del sua band Love Amongst Ruin. Dopo le date siamo rimasti in contatto scrivendoci e-mail da buoni amici,poi nel 2012 mi ha chiesto di ascoltare delle demo… se n’è innamorato e ha deciso di produrci.

Tornando all’album:”ALONE” hai detto che sarà diviso in due parti. Come mai questa decisione?

Perché è una sorta di concept e all’interno del cd ci sarà un racconto ispirato alle musiche dell’album.L’idea di dividerlo è per creare due climax totalmente differenti per i due album rimanendo sullo stesso concept.Lo stesso discorso vale per il racconto.

Ho letto in diverse tue interviste che in”ghosts in my view” c’è una sorta di “pensiero positivo” rispetto agli album precedenti. Ora sentendo il titolo “alone” mi viene da pensare: hai voluto estraniarti da qualcosa in particolare?

Nell’ultimo anno sono successe molte cose belle e altre molto difficili.Si chiamerà “Alone” perché, come successe per il primo album  ho registrato interamente da solo l’album, i miei “soci” si sono limitati a risanare le parti che ho scritto per loro.E’ stata una scelta  personale, per riuscire ad essere più intimo con i miei pensieri e le mie emozioni. In quest’album ci sono davvero io al 100% e ascoltandolo mi sento soddisfatto come non mai.In questo modo sono riuscito ad esorcizzare tutto quello che ho vissuto durante quest’anno.

In molti testi degli Spiral69 colui che canta appare succube di qualcun altro. Riccardo è “succube”anche nella vita reale?

” through this ocean of regrets all is lost and I remain just a number in your collection”

(tratta da “No Heart”)

” I tried to watch the same sky to feel you so close… pain is not enough, and I’m not afraid because I hurt myself every time that I’m alone.Every time I feel the same,every time I will fall into pieces… I shall fall into this void”

(Tratta da “Please”) 

Non più di qualsiasi altro uomo al cospetto di un vero sentimento d’amore. Il mio lato “artistico” forse lo è molto di più. L’amore è una cosa difficile da gestire.

Scusami ma l’amore non è per i perdenti?

Io sono sempre stato un perdente

In tutte le tue interviste vengono tirati in ballo i The Cure,ma aldilà delle influenze musicali,ci sono anche influenze cinematografiche? Io nei vostri testi intravedo l’ombra di Fassbinder…

Certamente, sono un divoratore di film sin da tenera età sono cresciuto vedendo Herzog, Fassbinder e Lynch. Credo si possa ritrovare un velo di influenze loro in tutti i miei testi. Ma oltre al cinema, c’è molta letteratura.Volendo puoi vederci un ché del pensiero esistenzialista di Sartre in molti miei brani.

Per quanto riguarda il nome spiral69 hai detto che prende ispirazione da un film erotico tedesco,avete mai pensato ad una collaborazione con Sasha Grey per i vostri videoclip?

Lo prendo come un consiglio per i prossimi che gireremo (ride nda) intanto posso dirti che a brevissimo gireremo il video per il primo singolo di Alone

Ottimo sarà sempre Paola Rotasso a filmare il tutto?

No,il primo che gireremo è stato affidato a Davide Pellegrino, regista giovane e talentuoso. Sarà un video diverso dai soliti nostri.

Quindi sarebbe il primo videoclip senza Rotasso alla regia?

I primi due video che abbiamo girato in vita nostra sono stati fatti da altri registi. La nostra collaborazione con Paola è iniziata e proseguita per ben 5 video e 2 live. Per il nuovo album abbiamo deciso di affidarci anche ad altri registi,ma Paola girerà sicuramente qualcosa.

La collaborazione con Rotasso è quindi rodata e duratura,come mai avete scelto proprio lei per girare i vostri videoclip? Credi che sappia trasformare al meglio la vostra musica in immagini?

Paola è una mia grande amica, mi conosce benissimo e conosce bene il mio animo e la mia visione delle cose. E’ sempre riuscita ad interpretare visivamente tutto quello che ho scritto quindi è come un elemento aggiunto della band.

Leggendo un’intervista fatta a Paola le viene chiesto:”qual’è il tuo peggior difetto” lei risponde:”sarebbe divertente girare questa domanda ai miei collaboratori e vedere cosa ne esce fuori!” Tu cosa puoi dirci a riguardo?

Con me è sempre incredibilmente carina mi viene difficile trovarle un difetto.. poi cucina benissimo!

Proprio qualche giorno fa avete suonato al Qube e avete presentato il vostro ultimo videoclip per la canzone “low suicide”. Com’è stata la reazione del pubblico?

Sai è nato come una “visual art” da proiettare.Non avevamo grosse aspettative però come sempre accade in queste situazione il pubblico sta reagendo in modo entusiasta! Fioccano le condivisioni sui social network e salgono le visualizzazioni sul web,quindi direi che va alla grande!

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Gran parte delle vostre date live sono all’estero. In Italia è più difficile suonare? Ci sono organizzatori efficienti oppure no? Il pubblico italiano è in crisi?

Noi fatichiamo tantissimo nel nostro bel paese… Non abbiamo un grande pubblico qui purtroppo e quindi questo non ci permette di fare molti concerti. Il pubblico italiano è davvero troppo legato alle mode, segue solo le band che gli vengono propinate da chi comanda il mercato.Questo avviene anche nell’underground e se la gente non ti segue abbastanza gli organizzatori non ti fanno suonare. Speriamo prima o poi di raggiungere un pubblico più vasto anche qui,perchè fa davvero strano suonare a Mosca o Kiev per un migliaio di persone che hanno pagato un biglietto per te,mentre nel tuo paese stentano a seguirti.

Qual’è l’habitat ideale per spiral 69? I grossi festival o i “mini” concerti!?

Ci troviamo bene in entrambe le situazioni.Hanno un feeling differente: al festival tendi ad andarci giù pesante invece nel piccolo club puoi anche essere più emotivo. Iniziamo ad avere davvero molti brani da proporre live,quindi riusciamo ad adattarci bene.

Andrea Freda,Simone Hellvis Salvatori nei vostri videoclip,il “duetto” fake love. Come mai non avete ancora organizzato un bel tour con gli Spiritual Front

Mah…forse un giorno probabile che ci ritroveremo la prossima estate in qualche festival insieme.

Magari al wave gotik treffen? Com’è stata quella come avventura?

Nel 2012 è stato fantastico! Non credo parteciperemo quest’anno,ma sicuramente il prossimo… Attualmente stiamo lavorando per altri festival,magari non tutti appartenenti all’ambito “wave-dark”.

È stato lì che avete diviso il palco con gli Ordo Rosarius Equilibrium,dobbiamo a questo la collaborazione con Tomas nel nuovo album?

Lì ci siamo conosciuti personalmente,ma abbiamo già collaborato in passato. Ho riarrangiato il suo brano the “Future is Today” per la ristampa di “Four” inserendoci un parte cantata da me.Ora avevo un brano perfetto per lui e quindi è venuto naturale la collaborazione.

La line up spiral69 è molto eterogenea,come avviene di solito la composizione dei brani?

L’idea di base la delineo io,poi tendiamo a suonare dal vivo i brani e gli altri personalizzano le parti scritte da me. In seguito si torna in studio e si registrano le versioni definitive dei brani. Questa modo di comporre è stato usato per il secondo e il terzo album. Come ti ho detto precedentemente il prossimo lavoro che pubblicheremo è stato interamente suonato da me, tranne le parti di batteria, gli archi e i fiati.

Tornando indietro nel tempo nel 2007 hai lasciato gli Argine,c’era qualcosa che non andava?

Le nostre strade hanno preso pieghe diverse. Avevo cosa mie da dire diverse dalla composizione generale degli Argine. Devo molto a quella band, ma credo d’aver trovato la mia vera strada solo in seguito.

Io penso che spiral 69 sia quasi una “fusione” tra le atmosfere malinconiche degli argine e quelle elettroniche dei Pixel,tu cosa ne pensi?

Sicuramente ci sono i fantasmi di entrambe le mie esperienze.Nel tempo però la soddisfazione più grande è sentire persone riconoscere il mio stile, come unico e personale, nonostante i richiami ad altre band

Bene come da tradizione del blog le ultime due domande sono standard per tutti gli inervistati. C’è qualche disco nella tua collezione del quale ti vergogni?

C’è un album di Kenny G,noiosissimo! Una roba da latin lover anni ’90… un oscenità di clarinetti e musichette midi!

Ti ringrazio infinitamente per quest’intervista! Con quale canzone vorresti concludere?

Io direi con Low Suicide…brano di cui abbiamo pubblicato adesso il video…rappresenta molto il nostro mood…

Buon compleanno Tom Waits!

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BUON COMPLEANNO A TOM WAITS CHE OGGI COMPIE BEN 64 ANNI!

Tom Waits nasce il 7 dicembre del 1949 a Pomona, in California, da Jesse Frank Waits ed Alma Johnson McMurray. Purtroppo rimpiango di non averlo mai visto dal vivo. Speriamo che organizzi presto un tour in Italia.Nel frattempo vi condivido un video che illustra il suo ingresso nella Rock And Roll Hall of Fame nel 2011. 

Godetevelo!