Paranoid, storia di una copertina

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Era il lontano 1970 quando uscì Paranoid. Nei decenni successivi alla sua pubblicazione iniziale è stato considerato da molti come il miglior album dei Black Sabbath e secondo alcuni è il migliore album heavy metal di tutti i tempi. Certificato con dodici dischi di platino (uno in Canada, quattro negli Stati Uniti e sette in Gran Bretagna) e tre d’oro e contribuì alla nascita degli stilemi dell’heavy metal.  Un ottimo risultato considerato che fu registrato in soli cinque giorni. Ciò che mi ha sempre incuriosito di quest’album è la copertina, una specie di “guerriero” con una sciabola e scudo che spunta da dietro un albero. Ho sempre pensato: < cosa cazzo c’è di paranoico in questa immagine?> Dopo varie ricerche ho trovato un’intervista al bassista Geezer Butler che spiegava:1365531946mzd

“L’intera storia di come creammo quella canzone è buffa. Quando terminammo le registrazioni il Produttore ci disse che mancava solo un brano per poter completare l’album, così Tony [Iommi] suonò il riff di Paranoid e noi semplicemente lo seguimmo. La situazione cambiò quando la Black Sabbath’s Record Company decise che, poiché secondo loro, Paranoid era la canzone più bella dell’album, doveva essere anche il titolo dell’LP. Inizialmente volevamo chiamarlo War Pigs per l’impatto della guerra in Vietnam, infatti sempre la BSRC aveva scelto la copertina in linea per questa canzone; tant’è che quando ci proposero quella che poi è diventata la copertina di Paranoid non eravamo affatto contenti, pensammo fosse orrenda, ma non potevamo fare altrimenti. Per noi la copertina era brutta sin dall’inizio però era coerente a War Pigs, quando poi è diventato Paranoid ha completamente perso anche quel briciolo di senso che gli restava.

 

 

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Aokigahara la foresta dei suicidi

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Circa due anni fa usciva per l’etichetta discografica Art of Propaganda il secondo full-length degli Austriaci Harakiri For The Sky intitolato “Aokigahara”. L’album è ancora fra i miei ascolti preferiti ma solo qualche settimana fa ho scoperto a cosa si riferisse il titolo.

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Alle pendici del monte Fuji in Giappone esiste un’enorme foresta chiamata per l’appunto Aokigahara. In seguito all’eruzione del monte Nagaoyama nell’864,si formò una gigantesca colata di lava, responsabile di un terreno cavernoso grazie al quale numerosi alberi oggi crescono rigogliosi. Una delle caratteristiche fondamentali della foresta è di essere contornata da rocce laviche che rendono l’ambiente protetto da raffiche di vento,dunque stranamente silenzioso. Ad oggi è una meta molto ambita da esploratori e escursionisti,ma già nel lontano XIX secolo nella foresta si praticava l’ubasute ovvero una antica usanza Giapponese adoperata nei periodi di carestia consistente nel lasciare morire un membro anziano o infermo della famiglia per non pesare sui membri attivi e giovani del nucleo familiare. Si riteneva che questi defunti si trasformassero in yūrei (“fantasmi”). Questa credenza è ancora ben radicata in Giappone dove si ritiene che siano proprio gli alberi ad essere permeati da queste entità maligne tali da indurre ogni visitatore a perdersi una volta dentro la foresta.

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A rafforzare tali credenze è l’impossibilità di utilizzare la bussola,la quale una volta dentro Aokigahara impazzisce letteralmente. Ovviamente sappiamo che tale fenomeno è causato dai giacimenti di ferro di origine vulcanica.

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La foresta è quindi già da tempo meta di suicidi,si stima infatti che ogni anno ci siano almeno  una settantina di morti,ma i dati sono in netto incremento, infatti è il luogo con il più alto tasso di suicidi in Giappone. Esiste anche la linea rapida Chūō e le scogliere di Tōjinbō. Nonostante l’istituzione di una guardia forestale appositamente creata per prevenire i suicidi e ripulire la foresta dai corpi di chi è riuscito nell’intento,il numero effettivo di morti non è esattamente calcolabile, poiché la foresta è così vasta che ritrovare i cadaveri è davvero un’impresa.

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Aokigahara è diventata ancora più popolare grazie al romanzo di  Seichō Matsumoto che narra le vicende di due amanti che finiscono entrambi suicidi nella foresta, o ancora del celebre  “The Complete Manual of Suicide” di Wataru Tsurumi. Dove l’autore descrive con dovizia di particolari tutti i possibili metodi di suicidio. In questo libro è anche presente una descrizione delle zone di Aokigahara meno trafficate,dove quindi è possibile compiere in totale isolamento il gesto senza che il proprio corpo venga poi rinvenuto. Si ritiene che questa intensa ondata di morti sia causata dal cosiddetto effetto Werther, ovvero si è visto il fenomeno dei suicidi aumentare a causa dell’effetto mediatico di questi libri e dei notiziari.

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Per tali ragioni l’ingresso alla foresta contiene numerosi cartelli che tentano di dissuadere i visitatori dalle loro intenzioni.

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“La vita è qualcosa di prezioso che ti è stato donato dai tuoi genitori”

Pensate ai vostri genitori, fratelli e ai vostri figli ancora una volta.
Non soffrire in solitudine

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Da diversi anni a questa parte la foresta è stata ripulita. I corpi vengono prelevati e trasportati in un edificio apposito dove dopo aver tirato a sorte con il Janken (sasso,carta e forbici) uno della guardia forestale deve passare la notte nella medesima stanza con i cadaveri. Si ritiene che lasciare i corpi incustoditi durante la notte sia di cattivo auspicio per lo spirito del defunto (yūrei),il quale urlerebbe mentre il corpo si alzerebbe in cerca di compagnia.

Nonostante gli intensi sforzi della guardia forestale i suicidi continuano a verificarsi.

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Intervista a laCasta

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Capita sempre più spesso che io mi renda conto che la nazionalità dei miei ascolti musicali sia italiana. Non fraintendetemi, non è una scelta e nemmeno sterile campanilismo,semplicemente un caso. Un disco Italiano resta sempre più tempo sul giradischi di uno straniero (salvo dovute eccezioni). Fra le tante bands degne di nota da qualche tempo si è aggiunto un nuovo nome,quello di laCasta. Una giovane band pugliese che rapidamente hanno ottenuto grandi consensi presso gli amanti del metal. Qualche giorno fa ho avuto la fortuna,nonché il piacere di intervistare Mario Morgante,chitarrista del gruppo:

Ciao Mario, grazie per questa splendida opportunità, vuoi introdurci la tua band?

Innanzi tutto grazie a te che sei un amico e ci hai messo a disposizione del tuo tempo per scambiare qualche chiacchiera e condividerla nel tuo particolare blog. Arrivando alla domanda, i laCasta nascono tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 per la precisione a Monopoli (comune della provincia di Bari), dall’idea inizialmente soltanto di tre membri della band, cioè io alla chitarra, Marino Martellotta al basso e Tommaso Cavallo (Sbrough) alla batteria; in un secondo momento si è inserito anche Alessandro Donnaloia alla voce ed effetti dark ambient.

Il vostro nome è molto curioso e rimanda a tematiche quanto mai attuali. Pensando al vostro genere (Blackened Hardcore) viene quasi da pensare ad un ossimoro!

Simpatica osservazione! Certo sarebbe un ossimoro se “casta” stesse per “pura”… invece nel nostro caso questa parola indica i gruppi di potere che dominano il mondo, condizionandolo oltre ogni misura e in maniera sempre crescente e a volte devastante. Il nome della formazione prende quindi spunto dal sistema che ha circondato e tuttora circonda più che mai l’intero pianeta, dove proprio le caste hanno l’intero potere di manipolazione delle sorti sociali. La maggior parte delle nostre liriche, vomitate con disprezzo nei nostri  brani, trattano questo flagello ormai instauratosi al centro di tutto. Ecco perché, come segno di riluttanza, i nostri ‘rituali’ musicali avvengono nell’ombra e per di più dando le spalle agli adepti del pubblico astante.

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Il vostro sound è un misto di Black Metal e Hardcore, è stata una scelta stilistica innovativa fatta a tavolino oppure vi è venuto naturale?

Il genere musicale che trattiamo, come hai appena detto tu, tende a fondere quella che è la scena più moderna dell’hardcore di stampo cupo, ma nello stesso tempo violento, con la scena black metal, dove riecheggiano potenti riff dal suono saturo e break martellanti che dominano l’atmosfera. Ma oltre a questa solida base musicale, possiamo dire di prendere in considerazione parecchie sfaccettature di generi e sottogeneri estremi, ecco come arriviamo ad un’oscura e caotica melodia di stampo “infernale”. Per quanto riguarda la scelta dell’abbinamento stilistico musicale, questa sicuramente ci è venuta abbastanza in maniera naturale ascoltando massicciamente gruppi della scena, ormai di riferimento, affermatisi già da tempo nel mondo.

Qual è il vostro background musicale? Di cosa vi nutrite?

Come appena detto, alla base di tutto c’è una grossa dose di black metal miscelata ad un hardcore moderno e per di più pesantemente influenzato da generi metal estremi; ma ispirazioni che passano dal doom, al punk, al grind, allo sludge, fino ad arrivare al più moderno concetto di post-metal, ci caratterizzano per il nostro attuale sound nero e accattivante. C’è da dire che amalgamare il tutto, sin dal primo istante, non è stato affatto difficile, anzi il feeling si è instaurato quasi naturalmente all’interno del nostro nucleo. Infatti bastano pochi sguardi tra noi, durante lo studio di un pezzo, che subito si stabilisce se portare avanti un determinato riff portante o meno.

Da pochissimi giorni è uscito il vostro primo videoclip per la canzone “No Hope”. Credo rappresenti appieno le tematiche da voi trattate. Surriscaldamento globale, epidemie, guerre, cadaveri in decomposizione… tutte conseguenze derivanti dalle caste, che accrescendosi a discapito degli altri lasciano solo terra bruciata. Chi è l’autore del videoclip?

 Le tematiche racchiuse nel videoclip ufficiale di ‘No Hope’, tra l’altro uscito in esclusiva su BlankTV, ripropongono visivamente quelle che sono tutte le tematiche e tutte le situazioni che ci sono vicinissime, come anche spiegato prima per quanto riguarda tutto il nostro progetto; compresa la fotografia in bianco e nero e il cinema tedesco espressionista, amato da tutti noi quattro della band. Ci siamo affidati dunque ad un mio amico fraterno, Nello Rosato di Fasano (Brindisi), che grazie alla sua professionalità tecnico-artistica è riuscito appieno a creare proprio quello che noi volevamo trasmettere; immagini shock con uno scorrimento a flash e a tempo di musica. Possiamo ritenerci piuttosto soddisfatti del lavoro ottenuto, anche grazie ai numerosi riscontri positivi che stanno arrivando un po’ da tutto il mondo.

Il vostro primo lavoro si intitola “Encyclia”. L’enciclica è una lettera pastorale del Papa su materie dottrinali, morali o sociali, indirizzata ai vescovi della Chiesa stessa e, attraverso di loro, a tutti i fedeli. Qual è il vostro messaggio ai “fedeli”?

Ci piace sempre precisare che l’antica espressione latina ‘Encyclia’ designa quella che ai nostri giorni viene chiamata ‘Enciclica’; tuttavia originariamente si riferiva anche ai concetti di ‘Generale’ o ‘Circolare’, come per l’appunto suggeriscono alcune delle simbologie riportate all’interno dell’artwork (Uroboro), nonché il particolare tipo di sviluppo dell’insieme dei brani (che si susseguono ininterrottamente senza soluzione di continuità). Tirando le somme, ‘Encyclia’ è la nostra ‘lettera’ di ribellione, come hai ben detto tu, e di protesta rivolta all’intera umanità, scritta con sentimenti di rabbia e disdegno. Ed è soprattutto contro aspetti deleteri quali principalmente le manipolazioni della religione e della politica, che cercano in ogni modo di condizionare l’uomo, che noi ci scagliamo con forza e cerchiamo, tramite le nostre composizioni, di dare un messaggio chiaro e piuttosto esplicito all’ascoltatore.

Puoi spiegarci la raffigurazione in copertina?

In copertina abbiamo deciso di inserire un’incisione raffigurante un papa, estrapolata dall’antico trattato ‘Liber Chronicarum’ stampato a Norimberga nell’anno 1493, che nel nostro caso specifico intende simboleggiare, in sintesi, le deleterie manipolazioni sia a livello religioso che politico-sociale da parte dei poteri forti a livello globale.

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Come si è svolta la registrazione dell’album? Vi siete rivolti a qualche esperto?

‘Encyclia’ è stato autoprodotto ed è il nostro primo lavoro contenente alcuni dei primi brani da noi composti. Riguardo all’aspetto più propriamente tecnico, l’EP è stato registrato interamente nella nostra sala prove da un tecnico specializzato, Rudy Mitrotti, nostro amico da anni ed ex batterista della band Cyber Thrash Metal chiamata BIOERASER; il mixing ed il mastering sono stati invece realizzati da Luciano Robibaro (membro delle band Buffalo Grillz, NINELEVEN e No More Lies) presso lo ‘HighWatHertz studio.’; infine per gli ultimi ritocchi, parliamo cioè del sound design, ci siamo rivolti al meticoloso lavoro di Francesco Cervellera, anche lui nostro caro amico e nostro attuale tecnico del suono durante i nostri concerti.

Cosa avete in programma adesso?

A grandi linee il progetto, in primo luogo, è quello di portare sicuramente ‘Encyclia’ in giro con varie situazioni, come possono essere festival o concerti più piccoli, ma anche quello di iniziare ad impostare un eventuale full, dato che in cantiere di brani finiti e rifiniti ne abbiamo parecchi; sperando inoltre di poter essere prodotti da qualche etichetta di nostro gradimento.

Avete qualche data live in progetto?

Di concerti ne abbiamo già un bel po’ in programma, ma sicuramente anche altre situazioni di vario genere non ti nascondo che si stanno già muovendo. Comunque sui nostri social è possibile trovare, in continuo aggiornamento, tutte le date confermate con gli eventi ufficiali.

Come da tradizione lascio a te la scelta di una canzone di tuo gradimento con cui chiudere l’intervista.

 Il mio omaggio, a nome anche di tutto il resto del gruppo, va ai grandiosi nostrani ‘The Secret’. Quindi concluderei dedicando a te, a tutti i nostri fans e a tutti i lettori di quest’intervista, ‘Where It Ends’!

 

 

Contatti

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laCasta

Tom Waits e Blind Willie Johnson

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La vita di Blind Willie Johnson non deve essere stata affatto facile. Nato a Brenham in Texas nel 1897, perse la madre a soli quattro anni.Un anno dopo disse al padre che voleva diventare un Predicatore e costruì la sua chitarra con una scatola di sigari. 

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5 esemplari di Cigar Box Guitar costruite e rinvenute a casa di Willie Johnson

Il soprannome “Blind” gli fu affibbiato dopo aver perso la vista. Egli infatti non era cieco dalla nascita,si racconta che che fu la sua matrigna ad averlo reso tale con della liscivia. Il padre di Willie infatti scoprì che la sua nuova moglie lo tradiva,così lui la picchiò. Lei,su tutte le furie,decise di gettare sul volto del povero Willie della soda caustica. Visse in povertà per tutta la sua vita,predicando e suonando Gospel-Blues per diverse città del Texas. Nel 1940 la sua casa andò a fuoco,ed egli in totale miseria e non sapendo dove andare continuò a vivere lì dentro. In quelle condizioni si ammalò di malaria che lo portò nel 1945 inevitabilmente alla morte.

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Sebbene solo in pochi ai giorni nostri siano in grado di riconoscere le sue canzoni,il tributo di Blind Willie al mondo della musica rimane inestimabile. Le sue canzoni,nel corso degli anni sono state frutto di numerosissime reinterpretazioni e adattamenti. Basti pensare alla colonna sonora firmata da Ry Cooder di Paris,Texas di Wim Wenders, per rendersi subito conto dell’immenso tributo alla canzone “Dark Was the Night, Cold Was the Ground”. Le sue canzoni sono presenti anche in serie televisive quali The Walking Dead, Hells on Wheels e Sons Of Anarchy,quì reinterpretate da  Curtis Stigers. E ancora i Greateful Dead, Tom Jones, Ben Harper,Van Morrison,The Blues Brothers,White Stripes e Steve Vai. Persino i Depeche Mode,con la loro “John the Revelator” non sono rimasti immuni al fascino di questo grande artista. Ad oggi è praticamente impossibile non averlo ascoltato da qualche parte.La NASA  nel lontano 1977 ha incluso nelle due sonde spaziali del Programma Voyager, Il Voyager Golden Record,un disco per grammofono  contenente suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra.  Assieme a Bach e Mozart e poco prima della Cavatina di Beethoven, troviamo  “Dark Was the Night, Cold Was the Ground” di Blind Willie. Nel disco è presente anche Johnny B. Goode del grande Chuck Barry,immaginate che figata sarà quando un alieno lo troverà nello spazio!

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Recentemente attraverso il famoso sito web per la raccolta fondi kickstarter.com è stato portato a termine un grosso progetto intitolato:God Don’t Never Change: The Songs of Blind Willie Johnson, dove artisti del calibro di   Sinead O’Connor,  Luther Dickinson, Cowboy Junkies, Rickie Lee Jones e molti altri si sono cimentati nella reinterpretazione di ben 11 del famoso blueseman. Anche il mio adorato Tom Waits ha partecipato a questa splendida iniziativa con l’opener”The Soul of a man” e con l’intramontabile “John the Revelator”. Sebbene non siano brani del tutto nuovi,sicuramente ai fan più accaniti del vecchio Tom non dispiacerà affatto sentire qualcosa di inedito,visto che l’ultimo album di Waits risale al 2011 e ad oggi ha pubblicato solo una canzone per il suo amico David Letterman (trovate un articolo apposito quì). 

 

Il Paese Dei Coppoloni il film

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Sono appena rientrato dal cinema,sono ancora un po stordito,non so se per il film o per i commenti non troppo entusiasti che ho sentito al termine della proiezione. Il mio Vinicio questa volta mi ha dato svariate idee,diversi spunti su cui riflettere, ed io, non sò proprio da dove cominciare,credo che inizierò dal principio.

Vinicio Capossela è nato ad Hannover,una città della Germania centro-settentrionale, egli stesso dice:Siccome sono nato in Germania,da piccolo me ne vantavo! Mi pareva un tocco di esotismo che poteva battere solo il nipote della maestra, che era nato però in Australia, era alto, biondo e veniva sempre eletto capoclasse”. Per tutto il film,il quale è ricolmo di personaggi dall’accento meridionale, mi son chiesto:”Ma in chè paese è?” e soprattutto perchè non siamo ad Hannover?

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Il paese dei coppoloni è ambientato in una terra mitica, l’Irpinia, di cui Capossela ha sempre sentito parlare dai genitori – nati in due paesini di quella zona, Calitri e Andretta – […]non sono luoghi nei quali sono realmente cresciuto, ma può raccontare un’infanzia che ci comprende tutti[…]allora userò una parola, che anche se non so il tedesco, mi pare adatta a definire una sensazione, più che un luogo. Una parola che in italiano non ho ancora trovato, ed è Heimat. Si potrebbe forse tradurre con patria, ma è proprio un concetto differente. […]Heimat è femminile. E’ materno. Per come lo comprendo io è il luogo, o ancora più il sentimento, in cui ci si sente “a casa”. Ma è una casa da cui ci si è separati, ed è dunque perduta. Il concetto spaziale, tende a spostarsi sul piano temporale. Diviene il “paesaggio e il mondo perduto dell’infanzia. Io aggiungo di più, alla mia Heimat. Non è la mia infanzia, ma quella del mondo. Questa infanzia alberga nel mito, quindi nel racconto meraviglioso, l’unico luogo che può comprenderla”.

Così ho preferito accostare alla Heimat il concetto di Nostos, corrispondente greco di “viaggio” dal quale origina la parola “nostalgia” come dolore, mancanza; infatti esso non va inteso in modo concreto e realistico, ma in senso simbolico di desiderio, tensione di conoscenza e di ricerca e – viceversa – di distacco,di allontanamento da sé e dalle cose più care. Ed è proprio in una sua canzone intitolata “Nostos” (Dove gran parte del testo è ripreso dal Canto XXVI dell’Inferno della Comedìa di Dante) che Capossela descrive le ragioni del viaggio di Odisseo.

“Né pietà di padre
né tenerezza di figlio
 né amore di moglie
ma misi me per l’alto mare aperto
oltre il recinto della ragione,
oltre le colonne che reggono il cielo,
fino alle isole fortunate,
purgatorio del paradiso
Nostos Nostos
Fino alle terre retro al sol e sanza gente”

Né il padre, né il figlio, né l’amore per la moglie possono trattenere Ulisse dalla sua sete di conoscenza. Così come l’eroe omerico deve affrontare maghe e mostri incivili, e deve resistere a diverse tentazioni, come quelle offertegli dalle Sirene e da Calipso, l’eroe caposseliano deve misurarsi con i paesani, i quali, con i loro stortinomi, sembran quasi delle figure mitiche. Troviamo il cantante Ciccillo, le Mammenonne dai volti severi come lapidi, il barbiere che conosce “lu cant” o ancora Testadiuccello, cieco e veggente, profetico e rebetiko. Poi, c’è la Leggenda della Criatura r’ la Cupa:“Il lato della cupa è il lato oscuro! Sono tutte le creature che non amano chiarirsi allo sguardo. E che si fanno vedere da uno solo alla volta in modo che nessuno possa dire di averle viste davvero”.

La leggenda vuole che un giovane contadino, tornando dalla campagna, camminava col suo asino nei pressi del torrente Cortino, in località Cupa. Gli unici rumori udibili erano il canto del giovane ed il rumore degli zoccoli del suo asino. Ad un tratto, udì un vagito: il contadino trovò fra i cespugli una bimba, la prese in braccio e continuò a camminare. Ma passo dopo passo la piccola pesava sempre di più, tanto da non riuscire più a reggerla, e il contadino la posò a terra; quando andò a riprenderla, notò che la bambina, che ormai aveva assunto sembianze mostruose, rideva di un ghigno beffardo. Il contadino, pensando che si trattasse di un demonio, fuggì via. Il giorno dopo il giovane fu costretto a letto da una febbre altissima.”(Guarda caso La Cùpa è la società di produzione delle opere discografiche, video e degli spettacoli di Vinicio Capossela dal 2007 e sarà proprio “Canzoni della Cupa” il titolo del suo nuovo album N.d.A.).

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 Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?“.

Forse fra le figure che più mi ha colpito c’è il Pumminale,una sorta di cane mannaro,che in questa versione esprime una natura bassa la quale fa parte di noi,infatti le setole che si porta dentro sono quelle del porco maiale. Ed è forse questo sporco animale a incarnare il buio che abbiamo dentro! Esso, come una Sirena ci ammalia mentre ci porta verso un banco di scogli rovinosi.  “Ognuno di noi ha dentro diversi animali e deve,per conoscere se stesso, capire quale natura lo domina. Camminante non inquietarti, sono io la voce del bivio. Non ho forma sicura, che è il dubbio a plasmarmi i contorni. Di ogni animale ho l’aspetto e tu, a quale specie appartieni? A quale animale? Non sarà uno solo,cambierà forma in cammino, e così muterai tu inseguendolo. Occorre trasformarsi,divenire con lui perchè mai la natura è una sola”.

Il Pumminale

D’un tratto ecco apparire la famosa Banda della Posta,un gruppo di musicanti che era solito suonare agli sposalizi ma che oggi non suona più. “Eh ma quà sono dispettosi in questo paese, malecristiani! Vedete quelli che ancora in questo paese ci abitano a noi chiudono le finestre. Vogliono le modernità,si sono stufati delle canzoni nostre. Lo fanno per l’ammiria,siamo fuori di legge,siamo banditi.Quando suoniamo ci mandano i Carabinieri.” (Il termine napoletano “ammiria” indica l’invidia N.d.A.)

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Capossela continua la sua Odissea Irpina facendo una profondissima riflessione:”Questa società che ha perso grandemente il senso del rito, la ritualià condivisa. Una delle ritualità fondanti di tutte le società è lo sposalizio. Lo sposalizio si è trasformato in matrimonio. Gli sposalizi contadini hanno l’eco delle grandi feste pagane di liberazione,riti fondanti per rigenerare il mondo, distruggerlo e rigenerarlo. C’è qualcosa che va distrutta,come dicono quà si devono frecare tutto! Già a partire dal piatto principale con le Cannazze che altro non sono che degli ziti,dove ziti significa già sposi, spezzati e con un sugo che bolle per ore e ore e questo profumo che già quando si è piccoli significa che c’è qualcuno che ti vuole bene. […]“. Questo sugo era condito con la “brasciola”un involtino di carne stracotta attorcigliata in uno spago,come la coppia di sposi che per tradizione veniva avvolta dai partecipanti in innumerevoli zacharelle (stelle filanti N.d.A.) “Tutto era materia, lo spirito scappava,i corpi che si urtavano nella quatriglia,i corpi che mangiavano, in cui non esisteva individualità,ma soltanto lo stare insieme. Questo gruppo che pian piano si stringeva attorno alla nuova coppia, come se fosse esattamente quella “brasciola” viene inghiottita dalla società. Questo era il senso dello sposalizio.

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Ci accompagna al termine di questa storia senza tempo un suo riadattamento della canzone di Matteo Salvatore chiamata “La notte è bella”.

Come nel precedente film Indebito (trovate la recensione cliccando QUI) anche Il Paese dei Coppoloni ci narra un viaggio. Si potrebbe partire da Calitri per giungere in qualsiasi paesino italiano,ma non sono tanto le coordinate geografiche ad essere fondamentali, perchè infondo il Paese Dei Coppoloni è la nostra Itaca,la nostra Heimat. Specchio di una antica società,ricca di tradizioni,riti e sortilegi che oramai si sta via via perdendo con la modernità. “C’è tutta un’Italia interna fatta di paesi,di terre e di campagne che è stata largamente svuotata. E’ rimasto un grande vuoto che l’attualità cerca di riempire sempre in forma più violenta. La contemporaneità arriva in forma di trivellazione,di centrale eoliche, di discariche”. Un universo a cui noi stessi stiamo rinunciando senza neanche accorgercene, ed è per questo che dobbiamo metterci in viaggio,per conoscere noi stessi,per ritrovare noi stessi. “Chi si mette a disposizione della via lo fa soprattutto per rispondere alla domanda più antica:”Conosci te stesso” il conoscere se stessi è una cosa che passa attraverso gli altri. E dunque sono gli incontri a definire mano mano la nostra identità“. L’invito di Vinicio è lo stesso che troviamo nel tempio di Apollo a Delfi: γνῶθι σεαυτόν (gnōthi seautón) Conosci te stesso. 

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Secondo un celebre aforisma cinese “chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita”,così io vi chiedo:

“Chi siete? Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando?

 

 

Best Black Metal Albums of 2015

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Quest’anno ho effettuato davvero un grosso lavoro di ascolto. Nel mio stereo sono passati circa duecento novità in ambito Black Metal. Ho chiaramente dovuto escludere split,demo ed Ep altrimenti non avrei finito più. Di seguito troverete l’elenco degli album che mi hanno colpito maggiormente in ordine crescente. Inoltre ho aggiunto una playlist su youtube dove poter ascoltare tutti i brani in questione senza dover cliccare ogni volta. Come ogni anno ci sono state riconferme e delusioni. Il mio intento non è quello di screditare o favorire le bands quì presenti ma di stimolare il lettore all’ascolto. Troppo spesso ci facciamo bombardare dal sito mainstream che ci propina sempre i soliti artisti senza mai concedere uno spazio a band emergenti davvero in gamba e che sicuramente hanno idee più innovative rispetto ai soliti “fossili”. Troppo spesso si tende a denigrare le bands italiane che secondo un mio modesto parere meritano almeno un minimo di considerazione e supporto dai proprio connazionali. Detto questo mi auguro di trovare qualche commento a fondo pagina,perchè se è vero che il Black Metal va ascoltato in solitaria, è sempre bello scambiarsi opinioni sulle proprie passioni.

Buona lettura,ma sopratutto buon ascolto!

 

 

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Horn – Feldpost
Genere: Black Metal

Ben sei album all’attivo per questa teutonica onemanband e tutti di ottima qualità. Il punto di forza di questa band risiede nella scelta di passaggi di chitarra davvero epici e originali che talvolta strizzano l’occhio a influenze quali Falkenbach e Drudkh. Se siete amanti del Pagan Black non troppo esagerato questo è l’album che fa per voi.

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Infernal War – Axiom
Genere: Black Metal

Gli Infernal War non condividono soltanto con i Behemoth le loro radici,bensì anche gran parte della loro attitudine. Sebbene in maniera meno occulta,gli Infernal War pestano sull’acceleratore dall’inizio alla fine senza alcun rimorso. Assoli slayeriani irrompono su una batteria sempre al limite dell’implosione atomica. Non al livello dei precedenti lavori,ma per gli amanti del genere resta un’occasione irrinunciabile.

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Bulldozing Bastard – Under the Ram
Genere:Black/Speed Metal

I Bulldozing bastards ci propinano del sano ed ignorante speed black alla whipstriker. Influenze motorheadiane sono d’obbligo (tornado) per la riuscita di un album simile. Ma questi “bastardi” non disdegnano influenze più Heavy (brassknuckle deathstrike) alla Iron Maiden. Un album senza fronzoli che renderà i vostri sabato sera più alcolici del dovuto.

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Absconditus – Kατάβασις
Genere: Black Metal

Con catàbasi (dal greco κατάβασις “discesa”, di κατα- “giù” e βαίνω “andare”) si intende la discesa di una persona viva nell’Ade. Per essere il loro primo full-lenght
gli Absconditus non propongono nulla di eclatante,ma sicuramente la loro musica non è affatto banale.Ben regionato e articolato le tracce si snodano con l’ascolto,che richiede molta attenzione.

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Hagl – Lenket Til Livet
Genere: Black Metal
Con ex-membri dei Beastcraft,questo primo full-lenght degli Hagl si prefissa per essere una delle uscite più interessanti del 2015. Uno screaming davvero acerbo condisce un sound cupo e burzumiano caratterizzato però da un riffing più vario e ritmato. Splendida “Ulvehyrde” cadenzata e a tratti epica, subito seguita da “Fra Kulden Til Flammene” di stampo shiningiano. Consigliatissimo l’acquisto per gli appassionati della nuova ondata Black Metal.

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Whiskey Ritual – Blow With The Devil
Genere: Black’n’Roll

E’ sin dal loro inizio che tengo d’occhio i Whiskey Ritual, una band davvero dissacrante e brutale allo stesso tempo. Lo Split album in memoria di GG Allin con i Forgotten Tomb è qualcosa di insuperabile e anche questo full-lenght è davvero ben fatto. Impossibile non uscire il cazzo e sventolarlo al primo abbozzo di donna che vi passa davanti  mentre parte “A.B.I.T.C.H.”.

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In Cauda Venenum – In Cauda Venenum
Genere: Post Black Metal

Gli In Cauda Venenum propongono un full-lenght di sole due tracce (Alpha e Omega) con reminiscenze Thrash degli ultimi anni ’80 e principalmente un Black Metal della Seconda Ondata. Il risultato è davvero buono per una prima uscita. Meritano sicuramente più di un ascolto.

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Marduk – Frontschwein
Genere: Black Metal

Nonostante l’attitudine belligerante in copertina che potrebbe suggerire un nuovo “Panzer Division Marduk”, ciò che ne è del loro oramai tredicesimo album è un
misto di brutalità alla “Plague Angel” con qualche accellerata
(Vedi la tripletta “Rope of Regret”,”Falaise-Cauldron of Blood” e la brutale ma allo stesso tempo epica “Thousand-Fold Death”)e qualche momento d’oltretomba
con “Nebelwerfer” o alle cadenzatissime e stupende “The Blond Beast” e “503” che ricordano rispettivamente le spettacolari “Imago Mortis” e “Accouser/Opposer” di Rom 5:12. La band capitanata da Morgan continua a colpire nel segno senza mai aver dimostrato alti e bassi in tutta la loro veneranda carriera. Lunga vita ai Marduk.

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Shadowland – Chapter 1 – Tale about winter
Genere:Atmospheric Black Metal/Ambient

I fan delle atmosfere ambient e depressive sicuramente apprezzeranno questo full-lenght degli Shadowland. Band Russa che in quest’anno ha pubblicato ben due Full-lenght
Gli Shadowland colpiscono sin dalle prime note,davvero uniche e caratteristiche. Talvolta sembra di essere in un film Horror di Carpenter ma dove immaginare il tutto in
una dimensione più intima e gelida. Xasthur e Burzum sono ottimamente reinterpretati in chiave personalissima e quasi mai scontata o banale. Un ottimo album.

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Selvans – Lupercalia
Genere: Atmospheric Folk/Black Metal

Era proprio l’altro giorno che parlavo con alcuni amici del Black Metal Made in Abruzzo,ricordando i fenomenali Draugr. Rientro a casa e spinto dalla curiosità scopro che  è proprio dalle ceneri di questa band che nascono i Selvans. Inutile dire che il progetto risulta essere un successo. Atmosfere uniche,che sfociano in un folk black sommesso e romantico con testi davvero profondi.

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Penopticon – Autumn Eternal
Genere: Atmospheric Black/Folk Metal

Seguo Panopticon da qualche anno e devo dire che la crescita musicale di questo progetto sta raggiungendo via via la perfezione. Con “Autumn Eterna” si toccano dei picchi molto alti. Per gli appassionati del post black e del folk è un must have

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Ad Noctem Funeriis – Satan’s March Black Metal
Genere: Black Metal

Seconda fatica dei pugliesi Ad Noctem Funeriis che conferma finalmente la validità di questa band. L’intransigenza e la velocità propostaci ricorda quella
dei Marduk ma spesso ci sono spunti davvero intricati e malinconici come in “Inquisition of Christ”. I massimi livelli vengono toccati con la potentissima “Holy Whore” e
“Satan’s March Black Metal”. Senza dubbio sorprende e riempie di gioia ascoltare band così valide nell’ambiente underground.

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Azaghal – Madon Sanat
Genere: Black Metal

Gli Azaghal non hanno certo bisogno di troppe presentazioni. Sono fra le bands storiche della scena black Finlandese.Velocissimo e a tratti black n’roll, Madon Sanat ci colpisce dritti in faccia senza mezze misure. La maestosa “Thanatos” ma ancor di più l’omonima “Madon Sanat” sono il culmine dei fraseggi chitarristici che solo i finlandesi sanno creare.

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Ghost Bath – Moonlover
Genere: Post Black Metal

Nonostante l’identità di questa band nipponica sia ancora un segreto Moonlover si configura a mio parere come la migliore uscita Post Black dell’intero 2015. Un album indescrivibile che merita sicuramente di essere ascoltato e riascoltato in beata solitudine.

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Barbatos – Straight Metal War
Genere: Black – Speed Metal

Devo ammetterlo,non vedevo l’ora di un ritorno dei Barbatos,sono fra le mie band preferite in assoluto. L’ignoranza dei testi,accompagnata da un attitutide true che solo un giapponese come Yasuyui Suzuki sa dare, sono una combinazione esplosiva che rende ideali i Barbatos per fare da sfondo ad una giornata di birra e carne grigliata. Era dal lontano 2006 che i Barbatos non pubblicavano un Full-lenght, e circa 20 uscite come split ed EP fanno da spartiacque fra il grezzo “Let’s Fucking Die!” e “Straight Metal War”. Impossibile non amare quest’album così veloce e motorheadiano. L’impronta punk è stata un pò abbandonata in favore di un sound più speed, ma i Barbatos si confermano,secondo il mio modesto parere, una delle migliori band Nipponiche presenti ad oggi. Spegnete il cervello, afferrate una bella bionda e sparate quest’album a tutto volume.

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Leviathan – Scar Sighted
Genere: Depressive Black Metal

Leviathan è un progetto storico che ad ogni uscita affronta senza mezzi termini l’oscurità. Più volte Jeff Whitehead ha dichiarato di non suonare Black Metal, ed in effetti i Leviathan si sono sempre distinti per la loro spiccata personalità. “Scar Sighted”è un album che si spacca in due, la prima metà vanta delle influenze quasi Death metal (The Smoke of Their Torment oppure Dawn Vibration) che atterrano l’ascoltatore senza troppi complimenti,la seconda invece (Inizia da “Within Thrall”) lascia spazio a oscure sperimentazioni di inconfondibile stampo Leviathan. Un ottima uscita per una band storica che continua a farci sperare in una fine oscura. “Every fucking thing that crawls is gonna fucking die”

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Shining – IX – Everyone, Everything, Everywhere, Ends
Genere: Black Metal

La band di Niklas Kvarforth non ha certo bisogno di presentazioni. Nel corso degli anni hanno smussato il loro sound,che da un desolante e aspro Depressive Black è passato ad un più personale Black Metal della nuova ondata. Questo potrebbe dividere la critica ma è un dato di fatto. Personalmente vedo gli album degli Shining come quelli degli Enslaved,ovvero una inesorabile evoluzione di chi vuole sperimentare e che dopo anni e anni di carriera alle spalle ha tutte le ragioni per farlo.

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Enslaved – In Times
Genere:Progressive Black/Viking Metal

Gli Enslaved sono una di quelle band che hanno sempre suonato con il cuore. Nonostante il cambiamento stilistico nel corso degli anni abbia “ammorbidito” il loro sound,si può dire che non hanno mai subito un cambiamento drastico o incoerente. Sebbene io li abbia apprezzati sino ad Isa, con In Times torno sui miei vecchi passi.

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Ad Hominem – Antitheist
Genere: Black Metal

Dopo un po di anni passati in silenzio gli Ad Hominem ci regalano un album davvero bello. “A new race for a new World” resta il loro capolavoro,ma anche “Antitheist” non passa certo inosservato. Con un pezzo dedito ad una misantropica epidemia (Go Ebola) possiamo certamente apprezzare il loro black volutamente sporco. Rispetto ai predecessori le parti Più black n’roll sono state sostituite da un riffing più spedito e thrasheggiande,senza tradire il loro marchio di fabbrica.  

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Tsjuder – Antiliv
Genere: Black Metal

Gli Tsjuder non hanno bisogno di presentazioni.Perderei solo tempo nel cercare di descrivere quest’album.Sin dai primi brani lo stampo alla “Desert Northern Hell” non viene affatto smentito,anzi secondo un mio modesto parere ne è degno successore molto più che “Legion Helvete”. Esiste solo un modo per descrivere questa band: True Norwegian Black Metal.

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Kampfar – Profan
Genere:Pagan Black Metal

Ben 20 anni di carriera e non sentirli. Capitanati da Dolk autore di uno screaming diabolico ma allo stesso tempo capace di cimentarsi in tonalità quasi pulite. Infatti, benché il corpus sonoro si assesti su di un black metal maligno e tecnicamente avanzato,i Kampfar non precludono l’ascoltatore da emozioni cadenzate e atmosferiche.

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Circle Of Ouroborus – Alttarimyllyt

Genere: Experimental Black Metal

Stavo per dimenticarmi dei Circle of Ourobors, una mancanza che non mi sarei mai perdonato. Per chi non li conoscesse la band di Atvar è forse fra le entità più estrose della scena Black Finlandese. Alttarimyllyt così come i suoi predecessori è un album che stupisce e cattura. Per gli amanti del genere sperimentale intriso in un black putrido,questo sarà forse l’uscita dell’anno.

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Revenge – Behold.Total:Rejection
Genere:Black/Death Metal

Revenge è ignoranza sono la medesima cosa. L’estremismo dimostrato da questa band è unico e inclonabile. È come se un pazzo si fosse messo a registrare la mattanza dello sbarco in Normandia e ci avesse suonato sopra. Il nuovo album non delude,è in piena regola un altra bomba che esplode senza lasciar scampo. Dieci tracce di puro odio e brani come “wolf slave protocol [choose your side]” o “shock attrition[control in decline]” vi convinceranno a costruirvi una bomba in casa e a farvi saltare per aria.

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Entheos – Ototeman
Genere: Black Metal

I canadesi Entheos si presentano con un album atmosferico e cupo. Con qualche lievissimo rimando al Post Black che ricorda i primi lavori degli Altar of Plagues. Come l’ouroboros nella copertina,viene voglia di ascoltare e riascoltare quest’album all’infinito.

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Hermóðr – What once was beautiful

Genere: Atmospheric Black Metal
Quest’album è un ode alla solitudine. La one-man-band Hermóðr non ha granchè da invidiare alle atmosfere degli Shining e alla malinconia di Burzum, il sound,oscuro e gelido lascia spazio a tratti epici e melodici che infuriano un malessere perpetuo. Secondo la mitologia Norrena Hermóðr appare nella sezione 49 della prima parte dell’Edda in prosa, il Gylfaginning, in cui viene raccontato che gli Dei erano senza parole e sconvolti per la morte di Baldr, e incapaci di reagire perché paralizzati dal dolore. Successivamente, gli dèi riacquistano le forze e Frigg chiede agli Æsir chi, tra loro, desideri guadagnarsi il suo amore e la sua gratitudine[2] recandosi nel regno di Hel, la dimora dei morti. Chiunque avesse accettato, avrebbe dovuto offrire a Hel, la dea degli inferi, un riscatto per ottenere il ritorno di Baldr ad Ásgarðr. Hermóðr accetta e, a cavallo di Sleipnir, il cavallo di Odino, si dirige verso Hel.Quest’album appare proprio come un viaggio introspettivo nel nostro inferno.

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Misþyrming – Söngvar Elds Og Óreiðu
Genere: Black Metal

Sotto la mano sinistra della Terratur Possessions di bands valide ne sono passate davvero tante: Urfaust, Sinmara e Svartidauði. E adesso loro: i Misþyrming. Il sound è sì moderno ma basta davvero poco tempo per essere catapultati in oscuri ricordi,infatti sebbene le atmosfere richiamino i Deathspell Omega con partiture ambient oppressive e inquietanti, in parte sembra di sentire il respiro dei Darkthrone. Quindi si può dire che l’avanguardismo c’è ma risulta sempre subordinato al black metal tradizionale.

 

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Downfall of Nur – Umbras de Barbagia
Genere: Atmospheric Black Metal

Un album stupendo e ricco di spunti originali quello offertoci dagli argentini Downfall of Nur. Non ho ancora ben compreso come mai gli stia molto a cuore la Civiltà Nuragica e le tradizioni Sarde,ma se i risultati sono questi allora la contaminazione è più che giustificata. Umbras de Barbagia è un album davvero intrigante con spunti riflessivi che ci catapultano immediatamente in un’altra dimensione.Per essere la loro prima uscita si conferma una band davvero valida nel panorama black. Un album da comprare.

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Akhlys – The Dreaming I
Genere: Black Metal

Ero seriamente in difficoltà quando alla fine di questo interminabile ascolto dovevo tirare le somme per il migliore album del 2015. Gli Akhlys sono stati,sin da Marzo nel mio stereo assieme ai Mgla. Il fondatore e chitarrista dei Nightbringer, Naas Alcameth riesce ad accantonare quella composizione spasmodica e tipica dei Nightbringer, per affidarsi a soluzioni più ragionate, facendo pesare ogni passaggio come un contrappasso infernale.

 

Mgła - Exercises in Futility (2015)

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Mgła – Exercises in Futility
Genere: Black Metal

Come migliore album del 2015 non potevo certo non collocare i Mgla. Credo che anche il popolo di internet sia piuttosto d’accordo con questa scelta. Con il loro terzo full-lenght non deludono affatto le aspettative create in questi anni. Sin dal loro primo split album “Crushing the Holy Trinity” ci hanno sempre abituato ad un black metal ortodosso e senza alcun compromesso, e questo “Exercise in Futility” non può che essere un album che va ascoltato dall’inizio alla fine,senza alcuna interruzione. I testi sono molto prolissi e pregni di significato e si vede che l’attenzione riposta non è globale bensì per ogni singola traccia.

Quella volta in cui Bukowski pianse

Bukowski e Linda King - 2

Ammetto di aver rubato. L’ho fatto in svariate occasioni. Il più delle volte avveniva per fesserie,oggetti da poco. Quegli oggetti non li avrebbe comprati nessuno e nessuno li avrebbe usati.Infatti si può dire li abbia semplicemente spostati dal negozio a casa mia. Forse è per questo che stanno accumulando polvere nella mia stanza. Altre volte ho rubato cose davvero interessanti per l’appunto quasi tutta la bibliografia di Bukowski. Li ho letti tutti e continuo a farlo tutt’ora, ma l’ho sempre tenuto per me,Bukowski intendo. Troppo inflazionato tra i giovani dalle facili citazioni. Ma oggi sono particolarmente egro e abulico da abbassare il muro e mostrarvi qualcosa di intimo. In una video-intervista poco prima della sua dipartita Bukowski legge una poesia intitolata “La Doccia” contenuta in Donne.

Dopo ci piace fare la doccia

io l’acqua la voglio più calda

di quanto la voglia lei

e la sua faccia è mite e serena

Prima mi lava lei

mi insapona le palle

solleva le palle

le spreme

poi lava l’uccello

“Ehi, è ancora duro!”

poi insapona i peli

il ventre, la schiena

il collo, le gambe,

io sorrido, sorrido, sorrido

e poi sono io a lavare lei

ancora un bacio

ed è lei la prima ad uscire

si asciuga

a volte canta

mentre rimango dentro

apro l’acqua calda

e mi godo il miracolo dell’amore

Linda, sei tu che me l’hai regalato.

Quando me lo porterai via,

fallo lentamente,

con destrezza

come se stessi morendo nel sonno

e non da sveglio.

E così sia.


Dopo averla letta si commuove. Non avrei mai pensato di vedere lo “Zio Buck” piangere in pubblico. Subito dice all’intervistatore:

“Vedi, sto diventando sentimentale. Merda, scusate!
Questa è quella con cui mi sono lasciato dopo 5 anni
Ti ho letto la poesia sbagliata
Sto diventando sempre più vulnerabile”

Io sorrido e credo che l’avrebbe dovuta chiamare “The Wrong Poem” e non “The Shower” ma fa lo stesso. Purtroppo per voi non sono riuscito a trovare l’intero documentario dove invece l’intervistatore incalza:
I:Qual’è la sua definizione dell’amore?
Bukowski: L’amore … è come quando vedi la nebbia la mattina prima che sorga il sole
Dura poco e poi scompare
I: Davvero?
B: Certo
I: Scompare?
B: Si. Velocemente. L’amore è una nebbia che scompare all’apparire della realtà.

I: Mi parli di lei
B: Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire, ma sono inflessibile
Gli dico: Rimani li dentro, non voglio che nessuno ti veda.
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire
Ma io gli verso addosso whisky e aspiro il fumo delle sigarette
E le puttane e i baristi e i commessi del droghiere non sanno che è li
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire, ma sono inflessibile
Gli dico: rimani nascosto, vuoi farmi andare fuori di testa?
Vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?
Vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?
Nel cuore ho un uccello azzurro che vuole uscire
Ma sono troppo furbo, lo lascio uscire solo di notte qualche volta
Quando tutti dormono
Gli dico: io lo so, so che ci sei, non essere triste
Poi lo rimetto a posto, ma lui li dentro un pochino canta
Mica l’ho fatto davvero morire, dormiamo insieme così
Col nostro patto segreto
Ed è così grazioso da far piangere un uomo
Ma io non piango, e voi?

bukowski